mercoledì 3 novembre 2010

La Ballata di Peckham Rye, Muriel Spark

Ci sono persone invisibili come carte da parati, ci sono poi i chiacchieroni che non la smettono un minuto, poi ci sono quelli che (non) passano (in)osservati.
Questi ultimi hanno carattere, non sono belli, ma hanno fascino, mescolano arte oratoria e mistero e sono anche equivoci perché giocano a carte coperte e si insinuano nella vita degli altri per istinto.

Dougal Douglas
piomba nella Peckham Rye nella Londra degli anni sessanta, neoassunto in un'azienda tessile della zona come esperto di risorse umane, una spalla più alta dell'altra e due cisti sulla testa, che non si rifiuta di mostrare.
Il diavolo? un essere maligno che si diverte a corrompere le anime? Ad alcuni piace ad altri no.
Di certo Dougal scombina i rapporti tra i colleghi di lavoro e non solo, attrae per morbosa curiosità, si infila nella vita quotidiana degli altri, conduce indagini, corregge bozze, scrive annotazioni etc, fino a cambiare la vita di tutti quelli che incontra.

In poco più di centocinquanta pagine di perversa ironia Muriel Spark* fa ballare i suoi personaggi dietro e attorno una canaglia per professione di nome Dougal Douglas, ma è di istinti, di pulsioni, di sesso che si parla, perché nulla è più interessante, sconvolgente ed osservabile della ordinaria normalità delle persone, della loro vita quotidiana.

Poi un avvertimento: quando un sentimento diventa una passione improvvisa, meglio non avere un cavatappi tra le mani.

*La Ballata di Peckham Rye, Adelphi, 1996

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