domenica 10 ottobre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 30.10

Una donna, con un cappotto al ginocchio, attraversa la strada, sul marciapiede ancora due donne che spingono un'enorme carrozzina, una camionetta dal profilo alto avanza rumorosa, di schiena alcuni passanti guardano le vetrine di Boots...
...una foto in bianco e nero di Peckham Rye nel 1955; di quei negozi è rimasto solo Boots, che come allora vende cosmetici e profumi.
Pochi anni più tardi Muriel Spark pubblica The Ballad of Peckham Rye, la storia di Dougal Douglas, uno scozzese senza passato che entra in scena e cambia la vita dei personaggi del quartiere, allora abitato dalla working class delle fabbriche tessili. 
Dougal è una specie di piccolo lucifero, una spalla più alta dell'altra, due cicatrici sulla testa, forse due cisti... lui dice di essere " uno di quegli spiriti malvagi che vagano nel mondo per rovinare le anime". Forse è solo un narratore, uno che raccoglie storie.
Nel 1966 Antonioni filma il girovagare curioso del suo fotografo Thomas in Blow up proprio attorno al ponte della ferrovia di Consort Road a Pechkam: una costruzione imponente che compare improvvisa in mezzo alle file di case.
Il ponte è ancora lì identico: lo sporco dei mattoni, lo sferragliare dei treni.

Oggi di quella working class non c'è traccia lungo Peckham Rye Lane; la strada è diventata un "costant hubbub", un costante vociare fatto di "plantains, yams, hair extensions, Chinese medicin, fish, goats, international phone cards, Pentecostal churches, the Wing Tai Chinese supermarket and a very cheap cinema"*.
Gli africani ed i caraibici sono tutti lungo Rye Lane: lì vendono, comprono e vivono. 

Calvino ne Le città invisibili dice che le città non parlano del loro passato, ma lo contengono come le linee di una mano. Londra è una citta invisibile in continua trasformazione,  ha un'identità fatta a strati, non ha un centro, non ha una periferia, ma mescola i suoi abitanti con spietata disinvoltura, alla rinfusa, come i suoi monumenti o come certi edifici che spuntano così, sparpagliati ed improvvisi.

Peckham Rye porta con sè la storia della Londra suburbana e passerebbe del tutto innosservata se non fosse così viva e così contemporanea: una zona pedonale con negozi di dubbio gusto ma molto economici,  stracolmo di vite quotidiane che si incrociano.

La stazione per esempio è un edificio vittoriano letteramente incastrato tra due viadotti ferroviari, sempre in ombra, sempre umido: i white british escono dalla stazione e si disperdono velocemente: non è il passo della paura, ma quello del fine giornata, del dopo lavoro, il passo di chi cerca un pub o di chi vuole solo andare a casa.
Solo gli studenti con il loro abiti scomposti percorrono Rye Lane più lentamente, in cerca di un qualche dealer con il fumo più economico o di un pasto veloce altrettanto cheap: la spesa da questa parti costa poco, come anche gli affitti e le case.

Esco anche io dalla stazione e, attraverso le arcate, sbuco nell'aria, a Blenheim Grove, dopo un  meccanico, c'è il BarStory, lì vedo Tomaso** in mezzo a white british e studenti in happy hour
Mentre lo intervisto, mi dice che, dopo otto anni di vita qui, si sente di passaggio. 
Come ogni storia di Londra anche la sua  lascerà un sottile strato di passato che altri un giorno scoveranno. Forse.
Il fra.
*da London for Londoners, Time Out, 2008
**a breve l'intervista in italians.

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