domenica 3 ottobre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 29.10

So-ho era l'urlo che i cacciatori lanciavano per richiamare i cani. 
Oggi, il quartiere al centro di Londra con i suoi sexy shop e strip club è dedito ad altri tipi di caccia e pervaso da altre passioni, ma non solo... Soho è anche l'area più antica e meglio conservata della città.
John Galsworth, scrittore inglese del primo novecento, in un suo romanzo descrive Soho: "disordinata, piena di greci, ebrei, gatti, italiani, pomodori, ristoranti, suonatori d'organo, oggetti colorati, nomi strani, gente che si affaccia dai piani alti..."*.
Dopo tre secoli di immigrazione francese, a partire dal primo novecento arrivano  dunque gli italiani, (i pomodori li hanno portati i francesi credo!) che rilevano i ristoranti di Old Compton Road, iniziando così un florido business

A rafforzare il carattere identitario degli italiani di Soho fu in quegli anni il Fascio di Londra a Charing Cross Road (che delimita ad est il quartiere), una sezione estera del partito fascista.
Nonostante una prima fredda accoglienza da parte della comunità, il Fascio divenne presto "un dinamico centro per le attività sociali, che agiva come una sorta di welfare state, con un'attenzione particolare per i bambini"**, complice una certa simpatia del governo britannico per Mussolini ed il sostegno dei sacerdoti cattolici in Londra.

Erano gli anni in cui l'Italia si credeva un Impero; nei ristoranti italiani di Soho -come riferisce un giornalista dell'epoca ***con una certa ironia- si salutavano con orgoglio i proclami del Duce alla radio, si disegnavano nuovi confini sulle cartine d'Europa, mentre i fascisti della prima ora richiamavano i fasti della Marcia su Roma... intanto i portafogli dei camerieri erano pieni di mance offerte dai decadenti anglosassoni.

Tutto questo orgoglio nazionalista andò in fumo quando Mussolini dichiarò guerra all'Inghilterra.
Immediatamente contro la comunità italiana scoppiarono delle rivolte spontanee proprio a Soho, dove le vetrine di molte attività commerciali andarono in frantumi.
Se alcuni proprietari di ristoranti  si affrettavano ad esporre manifesti in cui dichiaravano la cittadinanza britannica o l'arruolamento dei figli nelle forze armate inglesi, i fascisti più noti invece si tenevano nascosti, mentre le mogli affollavano devote le chiese cattoliche.
Nel giro di pochi anni i ristoranti passarono nelle mani dei greci.

Quello che il giornalista omette di raccontare però è che molti di quegli italiani, già dall'estate del 1940, venivano spediti al confino, sull'Isle of Man; in quelle precipitose retate, ci finirono pure ebrei italiani ed antifascisti. Il governo inglese non andò tanto per il sottile. Tra quei prigionieri tuttavia, pochi accettarono l'offerta di rientrare in Italia: si sentivano londinesi e tali volevano restare.
Accadde poi un fatto tragico: l'affondamento per errore, da parte di un sommergibile tedesco, della Arandora Star, che caricava prigionieri politici italiani, deportati in Canada.
Una targa all'esterno della chiesa di St. Peter a Clerkenwell commemora le vittime di quell'evento ormai del tutto dimenticato e che pesa sulla coscienza dei vincitori.

Le vie di Soho conservano ancora tracce di quegli anni complessi e anche miserabili, che coinvolsero i nostri connazionali: fascisti o meno, si trattava di gente immigrata (prevalentemente dal nord Italia) che dolorosamente contribuì a fondare quell'amalgama culturale che è la Londra di oggi.

Faccio una passeggiata per Charing Cross alla ricerca del Fascio di Londra, ma non trovo tracce: solo librerie, il passo frettoloso dei londinesi, molti turisti italiani, l'ingombro dei loro zainetti ed il loro vociare. 

Mi viene da pensare se e quanto noi si debba fare i conti con quel passato fascista.
Ricordo che a scuola l'argomento è trattato con difficoltà, se non addirittura ignorato: scambiamo troppo facilmente una guerra che abbiamo perso con una guerra civile, fino a pensare che  in quella guerra non  siamo stati tra gli sconfitti.

Davanti ad una bevanda che di cappuccino ha solo il nome, mi chiedo che cosa ci sia ancora di fascista oggi, non mi riferisco all'Italia soltanto, ma più in generale.
Credo che la prevalenza dei proclami, la dichiarazione retorica delle buone intenzioni siano fasciste, insomma il regno della parola. Credo che la resistenza al cambiamento, la pervicace asserzione del proprio credo siano intimamente fasciste.
Indro Montanelli diceva che gli italiani hanno sempre nostalgia del balcone, di qualcuno che dal balcone racconti loro con la dovuta retorica qualche bella favola.

A Soho non ci sono più italiani che si affacciano vociando dai piani alti, ma sono rimaste le finestre. Da sempre non ci sono balconi.
Il fra 
*Da Forsyte Saga, in italiano con l'invitante e introvabile titolo de "Il possidente", Garzanti.
**Lucio Spinoza, Italians in London, in The Peopling of London, 1993
***Stanley Jackson, An Indiscrete Guide to Soho, Buckley Press, 1950 (?)

2 commenti:

  1. caro Fra non riesco quasi mai a leggerti per mancanza di tempo: come saprai i pensionati sono quelle persone che non hanno mai tempo...
    Però ti abbraccio insieme a tutta la tua famiglia (so che Cri è in viaggio avrai da fare...)
    ciao
    Nara

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