giovedì 14 ottobre 2010

Lavori, bagni, letti, arie, tazze e pentole

Mentre appunto il bocia dell'elettricista scoreggia libero al piano di sopra (dimenticando che non c'è più la moquette e nulla in questa casa è insonorozzito), l'idraulico è sparito all'una dicendo che pensava fosse una cosa da due ore e invece ci vuole un'intera giornata (mica scemo!) e i muratori per non ostacolare l'idraulico se ne sono andati prima di mezzogiorno.

D'altronde in cinque metri quadri la scoreggia di uno sarebbe stata fatale agli altri tre, pertanto a causa di una perturbazione intestinale non avremo il bagno in camera nel week end.

La nostra camera da letto è ovviamente inagibile, quindi dormiamo  nella camera degli ospiti, pigiati nel letto ad una piazza e mezza, che ha l'unico vantaggio di tenermi sveglio per leggere, perchè per il resto è come dormire su una pagnotta... pure Tinkerbell si rifiuta, preferendo il grumo di vestiti sul pavimento.

Mi chiedo gli ospiti che cosa pensano della camera o se si tratta soltanto delle mie ben note fisime da king size.

Intanto fuori staziona il vecchio cesso, in attesa di essere smaltito in qualche inceneritore della zona, l'ultima traccia dei Benjamin.

Si impone qui una riflessione linguistica: noi italiani diciamo tazza, nobilitando un oggetto a pavimento (il cesso) con un oggetto da tavola (la tazza); in inglese il cesso, nei negozi di arredo bagno, si chiama pan, cioè la pentola, la padella, il tegame, qualcosa di più largo, con cui si cucina.

E' una cosa che mi fa pensare questa... talvolta la culinaria* (culinary art) sorprende, no?!
*una ricerca etimologica aiuterebbe a capire se culus e culina (cucina in latino) derivano da una stessa radice.

2 commenti:

  1. io in quel letto dormo da dio - da sola però - in 2 è un po' piccolo - a meno che l'altro non siano matilde o jacopo
    ciao - Pol

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  2. Io ci ho dormito benissimo nonostante Alberto

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