martedì 26 ottobre 2010

Italians: interview 007

Aspetto Tomaso al BarStory appena fuori dalla stazione di Peckham Rye; è stato lui a scegliere il posto, per un appuntamento al buio.

Non so nulla di lui; ho finora, per scherzo, intervistato persone che conoscevo almeno un po'.

Lo aspetto una buona mezz'ora, lavora in centro ad Oxford Circus... Una delle rare volte che il ritardo non mi fa incazzare; sono di una macchiavellica curiosità, mi prendo da bere e leggo qualcosa.

Poi arriva come una secchiata di acqua fresca: sorride, distende la mano, con l'altra impugna la valigetta e una borsa con una scatola di scarpe nuove.
Ha voglia di parlare e la conversazione viene fuori molto spontanea, quasi d'istinto; c'è la sua vita dietro quell'istinto: una specie di ribellione convinta, ma come dire ragionata, una   confessione per mettere a fuoco il presente e orientare il passo successivo.

L'unica cosa che so di te è che ha un certo punto hai lasciato Biella...
Me ne sono andato perché non ne potevo più di Biella. Mi dava fastidio camminare per strada, vedere gente che conoscevo e dire tre volte al giorno ciao a parenti ed amici... mi sembrava che tutti sapessero di tutti.
A Londra puoi essere chi ti pare, senza dover dare giustificazioni a nessuno. Dopo otto anni qui riesco ancora a ritrovarmi in posti della città dove non sono ancora stato: sono emozioni, sapori diversi che puoi incontrare saltando da un posto all'altro della città... questo non mi fa rimpiangere Biella.
Si può dire che sei scappato?
Mi svegliavo la mattina e non ero contento, non mi relazionavo, non condividevo le cose della mia vita.
Ho sempre disegnato, ho speso parecchio tempo da solo a disegnare con la musica alta e  fumando canne. Vivevo nel mio mondo e ho sempre pensato di essere diverso dagli altri e dalle capacità dei più.
A Biella in classe c'erano cinque persone ed io mi sentivo più bravo del professore, comunque cazzeggiavo un casino, poi a Biella la scuola cadeva a pezzi.
All'Artistico di Novara ho fatto solo due mesi, andavo bene ma mi interessava solo disegno... mi addormentavo e rimanevo sul treno.
Ho lasciato il liceo artistico, non avevo voglia di studiare, nessuna responsabilità, mia madre mi spingeva a diventare qualcuno... forse è quello che succede ai primogeniti.
Sono finito a lavorare al Burger King pure all'Ipercoop per due mesi, poi ho conosciuto una ragazza di Bologna, un'amica, che era qui a Biella, lei mi ha parlato per la prima volta di Londra così io sono partito con lei... dovevano essere tre mesi poi io sono rimasto; sono qui, come ti ho detto, da otto anni.
E ritornare?
Ci ho pensato un sacco di volte.
Ci hai pensato o ci pensi?
Ci penso ancora sai. All'inizio è stato veramente difficile: non trovavo lavoro, ero un po' presuntuoso... andavo al negozio della Nike con il curriculum e dopo un po' che mi parlavano io rispondevo a cenni, loro capivano che non sapevo una parola e così niente lavoro... sono finito di nuovo a Burger King.
E con il senno di poi?
Non so... in Italia non riesco a stare più di una settimana, ma penso di ritornare, in futuro, sento di dover portare a termine ancora qualcosa.
Perché pensi di ritornare?
Ma forse per una famiglia e qui non potrei: cioè non so se qui riuscirei ad avere una famiglia: Londra è troppo frenetica, il ritmo è frenetico. Sono di passaggio... voglio andare in un posto che mi rappresenta di più, come luogo culturale e come di stile di vita: la Spagna, il Portogallo o l'Italia.
Perché pensi che qui la famiglia non sia possibile?
Londra è come una spugna: ti dà un sacco di cose e poi se le riprende, devi fare parte di lei...
Ma tu non fai parte di lei?
C'è una parte di me... faccio il lavoro della mia vita, vivo con dei designer, mi dovrei sentire al massimo, c'è qualcosa che mi dice che sono di passaggio.
Credo che sia perché ho conosciuto tanta gente che se ne è andata... tanti amici che ora sono sparsi per tutto il mondo.
Comunque hai soddisfatto le tue aspirazioni no?
Sono una persona sempre insoddisfatta, mai contenta: ho fatto l'università e l'out come non mi ha soddisfatto, ho firmato il contratto e ho pensato: però voglio di più!
E da dove viene questa insoddisfazione? fai il designer, sei realizzato, che cosa non va?
Credo sia questa cosa della famiglia. Continuo a pensare che ci sia una persona che faccia da metà mancante... poi ti accorgi che la metà mancante sei tu stesso. Una persona che condivide la vita con me, con cui posso stare... voglio un posto in cui mi sveglio e c'è il sole, dove non devo pensare al tempo che perdo seduto in metropolitana o a quanto distante sia un amico che voglio andare a trovare. 
Ma tornare a Biella è impossibile, per quello che era la vita prima e per quello che sto vivendo qui a Londra.
Però che cosa ti manca dell'Italia?
Lo stile di vita, il panino, il caffè...  il mio lavoro però in Italia non lo capiscono, pensano che faccio flyer (volantini), ma ho fatto una scuola sulla comunicazione visiva, ho studiato espressione visiva, sono un junior creative designer!
Quali sono i luoghi di Londra che più ti emozionano?
I ponti... i ponti di Londra, credo sia una questione di spazi, passo sul Tamigi e penso ecco sono a Londra.
Poi d'estate... qui a Peckham un posto sconosciuto: sopra il cinema c'è un parcheggio e sopra ancora un bar aperto solo d'estate, ecco da lì c'è una vista pazzesca!

Con le birre in mano ci spostiamo nel retro del bar, c'è una sorta di galleria d'arte, è lui a farmi domande, parliamo ancora lungo la Peckham Rye, fino al bus.

Nell'aria una reciproca gratitudine per la serata.

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