lunedì 11 ottobre 2010

Day 7, Jerico, Dead Sea e Gerusalemme

In attesa che le parole e gli accordi di ieri sedimentino un po' oggi ci prendiamo una giornata per noi, o meglio, per Manu-pedia che sembra  non voler lasciare la Holy Land prima di aver visto Jerico, presumibilmente la citta piu antica del mondo.
Sveglia all'alba per evitare il sole di mezzogiorno, falafel e hummus per colazione, dieci minuti di contrattazione sul prezzo del taxi per mezz'ora di viaggio tra le colline desertiche, i campi beduini e i settlements israeliani.
In questa zona non c'è vegetazione. Quei pochi campi di ulivi che c'erano son stati spazzati via per la paura che potessero nascondere  il passaggio di qualche terrorista palestinese.

Entrare a Jerico sembra di entrare nella Las Vegas del Middle East, cartelloni pubblicitari, albergoni, palme altissime... ma l'impressione finisce subito, ed eccoci di nuovo tra le strade impolverate e gli sguardi beati al passaggio di donne occidentali non incappucciate (e anche al passaggio di Manupedia col bermuda azzurro...).
Jerico è l'insediamento umano -ancora esistente- più vecchio e più basso al mondo, siamo a circa 400mt sotto il livello del mare. E l'aria è pesante come al centro della terra.

Stabiliamo subito la nostra presenza con caffè e succo di pompelmo al bar all'incrocio (arredi al minimo storico ma servizio impeccabile come sempre) prima di salire sulla teleferica svizzera costruita per portare i pigri pellegrini di oggi a visitare il santuario ortodosso costruito duemila anni fa sulla cima del monte delle Tentazioni.
Ci sono più di quaranta gradi e il percorso è disseminato da preti iortodossi  in tunicona nera.
Oltre a noi un gruppetto di anziane devote greche che solo la fede ha potuto spingere in questa situazione assolutamente estrema. Dalle fontane costruite per refrigerare i volti in via di transmutazione esce solo acqua bollente.
La vista su Jerico, sui resti archeologici e sulla valle toglie il fiato.

Mentre Manu-pedia continua a sganasciarsi dalle risate al pensiero che gli svizzeri abbiamo potuto costruire una teleferica modello Zermat (con cambine sigillate!) in una parte del mondo desertica e dalle temperature bollenti, il tassista ci porta in una spiaggia israeliana sul Mar Morto.
I cartelli mettono in guardia: non bere, non spruzzare, non mettere la testa sott'acqua, non fare gli sciocchi insomma. Ci spalmiamo di fango nero e galleggiamo come papere sulle acque salate.

I Muezzin hanno cominciato a cantare su Gerusalemme. Vuol dire che il tramonto sta calando mentre rubo questi bite all'Austrian Hospice dove passeremo le ultime due notti. Sogno una doccia per poter sciacquare la pelle ancora salata dai fanghi del Mar Morto, un vestito pulito - magari quello verde che ho comprato a Tel Aviv o magari un tutto nero d'ordinanza - per l'opening serale alla Al-Ma'mal Foundation for Contemporary Art.

Finalmente un po' di vita mondana, e che cavolo!

2 commenti:

  1. Ciao Cristiana! Che piacere averti ritrovata! Caspita, non sapevo che avessi due figli! Mi ricordo di te, del tuo cappotto colorato e del pollo al curry con riso mangiato a casa vostra... Ho salvato nei segnalibri il link al vostro blog. Un abbraccio. Brenda

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  2. Grazie Brenda...
    sono passati un po' di anni effettivamente!
    Grazie comunque
    Cri

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