sabato 9 ottobre 2010

Day 6, Nablus e Sebastia

Per spostarsi da una città all'altra in Palestina si usano i service, generalmente minivan gialli a nove posti guidati da dei pazzi furiosi che si lanciano a tutta velocità lungo le strade appena asfaltate dalla US Aid (come non notarlo visto che ci sono cartelloni pubblicitari US Aid ad ogni curva?).
Soprannominati da Manu-pedia 'depravati', gli autisti dei service ti fanno assaporare da vicino la sensazione della guerra... infatti sembra sempre di stare scappando da un bombardamento e il pagamento avviene rigorosamente intorno i tre quarti del tragitto, quando tutti i check-point sono stati sorpassati e sembra voler significare 'ok, non siamo morti', risultato positivo, possiamo pagare. Insomma, se muori per la follia dell'autista o se al check-point vieni rispedito indietro non devi pagare nulla.

L'incontro a Nablus oggi avviene nella casa di C**, una porticina di ferro sul vicolo, una scala di pietra stretta e poi il cortile interno circondato dalle diverse stanze della casa. Siamo accolti nel salotto, tre divani damascati, due poltrone, un tavolino da caffè, una scrivania con il computer e un ventilatore acceso. Il tavolino si riempie subito di caffè, the, bibite e focacce al formaggio e allo zatar. Si comincia bene.
Con A** prendiamo il service per Sebastia, a quindici chilometri da Nablus, dove l'anno scorso è stata completata la ristrutturazione del palazzo Al-Kayed ad opera della Riwaq e pensiamo sia opportuno vedere da vicino come operano.
Purtroppo appuriamo subito - così come ci era stato preannunciato da Nazmil - che il problema più grosso qui è la manutenzione degli spazi. Ricostruire è difficile ma evitare che tutto degradi nel giro di pochi mesi lo è forse di più. Queste stanze stupende sono lasciate abbandonate a se stesse e quello che doveva essere un centro culturale per le donne di Sebastia è ormai più solo uno spazio impolverato con sedie di plastica impilate in un angolo.

Lasciamo il centro del villaggio per andare a vedere i resti del sito archeologico di Sebastia. Per molto meno in altre parti del mondo ci sarebbe la ressa. Qui non c'è nessuno. Il negozio di souvenirs dove ci fiondiamo per acquistare acqua e succhi è fornitissimo ma dalle copertine ingiallite delle guide e dallo strato opaco sulle chincaglierie religiose si capisce che si vedono pochi turisti . Visitiamo i resti millenari di un teatro e del tempio di epoca cananita, poi israelita, poi ellenistica, poi erodiana, romana e infine bizantina. Insomma un santuario passpartout che va bene per tutte le stagioni.

Il sentiero prosegue tra piante di ulivi e resti archeologici fino ad arrivare ad una sorta di piccolo tempio scoperto. Qui A** infila le mani in tasca, estrae una chiave e ci guida verso un'apertura sul suolo dicendoci 'Volete vedere la tomba di Giovanni Battista?'
Infatti!

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