mercoledì 6 ottobre 2010

Day 3, Nablus e Jenin

Oggi si lavora.
Andiamo a Nablus per incontrare le persone con cui stiamo preparando il progetto. Dati i 35° C mi infilo una camicia bianca leggera. Bea mi redarguisce, e alla camicia bianca sostituisco un camicione nero informe dalle maniche lunghe. A Nablus (diversamente da Gerusalemme e Ramallah) nessuna donna va in giro senza velo e coprirsi il più possibile facilita le relazioni, oltre ad evitare occhi perforanti sul petto o palpatine misteriose.
Anche Manu-pedia abbandona i suoi allegri bermuda azzurri per un più sobrio paio di jeans. Bea e Rachela ci hanno messo quasi un anno a conquistare l'amicizia e la fiducia  di queste persone, e hanno guadagnato territori di collaborazione e negoziazione che vanno oltre a quelli delle varie ONG operanti in città. 

Nablus era la capitale economica della Palestina e per questo ha subito pesanti incursioni militari.
E' diventata uno dei centri della resistenza e grazie alla conformazione architettonica della parte vecchia  ha fatto da sicuro nascondiglio per molti militanti della causa palestinese.
Il centro infatti è un garbuglio di stradine: dietro ad ogni porta si aprono non case ma cortili e passaggi che portano ad altri cortili o tetti e terrazzi... un delirio per i militari israeliani.

Nonostante questo almeno un terzo della popolazione è o è stata in prigione: bambini, donne e ragazze compresi.  Fidarsi di chiunque non è una prerogativa di questo posto.
Eppure, una volta stabilita una relazione, la gente diventa straordinariamente accogliente e non si riesce più a resistere alle tantissime offerte di caffè (arabo), the (alla menta), succhi di pompelmo, melograno o limone appena spremuti, o di cibi: in particolare i dolci per i quali la città è famosa. Come la Knafeh, dolce al formaggio cotto al forno o lo Zalabyeh, una crepe fritta ripiena di zucca candita.
L'ospitalità in Palestina va ben oltre  le buone maniere, ma piuttosto un qualcosa che avvolge dolcemente senza soffocarti e lascia un senso di quiete e speranza.

L'incontro si svolge a porte aperte in una sala: tutti entrano, si siedono per un po' e poi escono;  la televisione rimane accesa senza sonoro sintonizzata su un canale di marketing; alle pareti - così come in tutta la città -  i poster dei martiri della resistenza; dalle finestre i suoni del mercato, persino improvviso un gallo che canta (!).
Oggi siamo qui anche per vedere il Palazzo*, un'antica dimora ottomana distrutta durante la seconda intifada che potrebbe diventare sede del progetto. Un posto meraviglioso, stanze fresche, cortili con fontane, giardini pensili. Il Manu-pedia non crede ai propri occhi e già prende le misure per i roof gardens di cui Nova Civitas è specialista.

Passiamo il pomeriggio a Jenin, altro luogo emblematico della resistenza palestinese. All'interno di uno dei campi profughi più tristemente famosi dei Territori nonché per molti anni serbatoio dei 'martiri ' per la causa visitiamo il The Freedom Theatre, progetto teatrale iniziato dall'israeliana Arna Mer Khamis con l'obiettivo di usare il teatro e lo psicodramma per aiutare i giovani ad affrontare il trauma dovuto alla violenza e all'occupazione.
Nella mia vita ho visto tantissimi progetti come questo, progetti in cui l'arte (in tutte le sue forme) viene impiegata per canalizzare energie ed esperienze negative e trasformare il vissuto nell'inizio di un cambiamento personale e sociale.
Raramente però ho incontrato i diretti interessati e ascoltato dalle loro bocche, visto nei loro occhi il potere catartico della possibilità di esprimersi ed immaginare una realtà diversa.
Beviamo una limonata con A**, la sorella morta in casa mentre i militari cercavano lui che scappava, unico obbiettivo rimasto quello di farsi saltare in aria nel posto più affollato possibile.
Oggi  invece gira il mondo con la compagnia teatrale e studia drammaturgia e inglese all'università.
Forse un mondo migliore è possibile e l'arte può diventare una delle piattaforme del cambiamento.
Io ci credo.

* Il progetto è ancora all'inizio, preferisco omettere il nome del palazzo e non dare troppi dettagli.
Ecco però altre immagini della giornata

1 commento:

  1. LE IMMAGINI SONO STUPENDE!
    PUBBLICALE TUTTE SENZA PARSIMONIA!
    BACI
    PAOLOC

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