lunedì 4 ottobre 2010

Day 1, from London to the Holy Land

Palestina, una settimana già trascorsa, nei prossimi post la cronologia di quello che ho fatto, sapendo che questo vaggio ritornerà spesso perfino nelle piccole cose del mio quotidiano.
Cri.

Decido di chiamarla così, Holy Land, perché né Israele né Palestina sono nomi  capaci di contenere i cinquemila anni di storia e cultura di questa terra, nomi che restringono, nomi che limitano e nomi che quasi offendono alcune delle persone che sto per incontrare.

L'aereo atterra insieme al tramonto; le luci di Tel Aviv mi emozionano come raramente mi  accade. Penso a quante volte ho detto yes, one day.... e oggi finalmente quel giorno è arrivato.

Nella hall dell'aeroporto Ben Gurion incontro il Manu e Bea, sfatti da due ore di attesa.
E c'è subito una sospresa, Rafram!  L'ho conosciuto nel 2004... e nell'agosto 2010 è stato liberato dopo cinque mesi di carcere nelle prigioni libiche, dove era stato rinchiuso perché lavorava ad un progetto fotografico.
Oggi passa le sue giornate a scrivere un libro, a progettare l'apertura del primo ristorante arabo israeliano a Tel Aviv e a girare l'Europa per incontrare e ringraziare le persone che hanno lavorato per la sua liberazione. Mi dice che il giorno che è stato liberato pensava lo avrebbero ucciso e con la sua solita ironia ,che rende difficile capire se sta scherzando o meno, mi dice che comunque nelle carceri libiche si mangia molto bene e che per questo nel libro metterà alcune ricette.

Rafram è appassionato di cucina, un vero estimatore del gusto e conosce una parte della Holy Land benissimo.
Andiamo a cena a Jaffa, vicino al porto. Sembra di essere... non lo so, ma  il posto è bello, curato  quanto basta per trasmettere l'idea di una normalità che ancora non  esiste.
Comincio ad archiviare immagini e idee, ma soprattutto i sapori del Sabir, il piatto ebreo tipico nella giornata del Sabato (da cui il nome): una tasca di pane riempita di melanzane fritte, uova bollite, tahina, pomodoro ed insalata.
L'Harac, tipico liquore all'anice, evapora dai nostri corpi in una notte cosi calda che decidiamo di dormire sul tetto della casa di Yael a Jaffa.

** Altre immagini

4 commenti:

  1. beh, qui nessuno commenta..tutto tace..(però tanti stanno leggendo): continua il racconto, Cri! Sicuramente il tuo viaggio molto poco turistico ci attira!
    Pupi

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  2. tel aviv è stupenda!
    ti invidio paoloc

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  3. "Holy Land" non potevi scegliere nome più adatto. Lo è davvero proprio nella contraddizione. Che nostalgia....
    lucy

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