lunedì 20 settembre 2010

Zonafrancabiancadensa: London River

Lei recensisce dall'Italia film e libri per callingatlondon.
In Zonafrancabiancadensa, le ho chiesto quali film fanno piangere gli uomini, film britannici. Me ne ha dato uno e poi in coda un film italiano.

"London River* è un docu-film sull'attentato alla metro di Londra del luglio duemilacinque; è di Rachid Bouchareb, un regista algerino che ha fatto solo tre film.

E' la storia di un incontro e parallelamente di uno scontro razziale, generazionale: non è necessario non aver cresciuto i propri figli per considerarli estranei.

Un'analisi sulla distanza: una donna, vedova conduce un'esistenza solitaria tra le sue piante ed i suoi animali, sola; un uomo di colore, filiforme che si aggira non si sa per dove disegna un'ombra malinconica e traduce la falsa felicità della donna in immagini.

Lei ha una figlia a Londra ed il giorno dell'attentato scopre che non la sentiva da diverso tempo, o forse la sentiva secondo un protocollo, ma senza sapere cosa in realtà la figlia facesse, la ragazza non risponde al telefono per giorni. Lei prende un traghetto, arriva a Londra: si appropria dell'esistenza della figlia solo in questo momento.

La donna distribuisce manifesti per la città, aspettando, nella casa della figlia in un quartiere arabo di Londra, una telefonata su un cellulare comprato all'occorrenza. La donna è razzista, ma proprio con l'uomo di colore filiforme intreccia la sua disperazione.

Lui cerca il figlio che non ha cresciuto, ma è convinto sia coinvolto nella tragedia. Scoprono che i rispettivi figli sono fidanzati, che frequentano la scuola coranica, che forse sono morti.

La distanza parallela: lui non ha cresciuto suo figlio e si costruisce un'immagine grazie alle ricerche che giornalmente fa a Londra su di lui; lei ha cresciuto sua figlia, ma deve fare la stessa cosa: ricostruirne un'immagine che all'inizio rifiuta, ma lentamente la disperazione le fa accettare tutto ciò che in origine avrebbe disprezzato, perché ha sbagliato e forse è troppo tardi... l'amore, la tenacia, il disprezzo ed il dolore... ciò che fa imputridire la nostra carne.

Sono andata a vederlo da sola, mi guardavo intorno, per vedere se qualche uomo piangeva, sì qualcuno ha pianto, durante la sequenza finale in cui Brenda Blethyn, in presa diretta nel corridoio di un obitorio, interpreta il dolore come credo non aver mai visto fare, con disperazione gutturale.

La colpa. Credo possa far piangere la colpa, ma anche La prima cosa bella fa piangere gli uomini, rompe un tabù, la morte della madre. Per noi italiani è forte e Virzì lo sa bene".


*qui il trailer italiano (dopo la pubblicità)

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