venerdì 10 settembre 2010

Shopping compulsivo, convulsivo e centrifugo

Mi sono ritagliato una mattinata con la dea Bendi (figli al seguito): con il cinquantatre fino al Greenwich Park, visita breve all'Osservatorio, discesa verso il Maritime Museum fino al mercato coperto dove andavano in scena le chincaglierie. Vero obbiettivo della dea Bendi.

Ma qui occorre fare un passo indietro, un ritratto amichevole del personaggio, che dotato di ironia, accetterà.
La dea Bendi è molto simile alla sua casa di Vigliano: non una villetta a schiera ma una schiera di villette. All'interno vani coloratissimi e dotati di ogni occidentale confort, frigoriferi stracolmi, suppellettili varie, il numero delle madonne e dei santi (statuette e ritratti) supera di molto il numero dei bagni (8) presenti in casa.

La sua fede ed il suo credo politico sono, come dire, accessoriati (le immaginette di Razzingher, un cristo francescano da viaggio, cinque gatti e un cagnolino): sono più un prodotto che un credo, fanno volume e rumore non sostanza e silenzio. E da lei non ci possiamo aspettare la minima evangelica o cristiana sobrietà (d'altronde l'ermellino razzingheriano insegna). Lo shopping con lei è una vera e propria crociata, un'inquisizione con il portafoglio in mano.

Così dopo l'incredibile esperienza a Covent Garden vissuta da Cri (abbuffata di cibo con frappuccino ghiacciato più caffè bollente, caduta di culo nelle scale di un negozio, colossale vomitata in tre getti tra lo stupore dei clienti, convalescenza terminata con l'acquisto di due paia di scarpe) la dea Bendi non si astiene dall'acquisto compulsivo nemmeno nello shop dell'Osservatorio di Greenwich, che cosa è la scienza di fronte ad un orologio da parete multicolorato?

Intuendo come sarebbe finita l'escursione mi limito ad una breve visita museale e batto verso l'antiquariato. Non facciamo in tempo a voltare l'angolo che la perdo di vista: la dea Bendi, mentre ordina a suo figlio di fotografare qualsiasi cosa per digitalizzare anche l'aria che respiriamo, si è già inoltrata impavida tra le bancarelle, inseguita dalla figlia e ha già acquistato nell'ordine: una radiolina di topolino, due vestiti vintage, un cappello di velluto viola e una borsetta di paillettes dorate. Riusciamo a fare un discorso serio attorno ad un tavolino io sorseggiando, lei ingollando un cappuccino, tra una foto e l'altra, una pubblicità e l'altra.

Oggi la dea Bendi non c'è più, ma qui sono rimasti - oltre al frigorifero stracolmo di ogni bendiddio per le prossime due settimane - il suo buonumore e la sua risata fragorosa che hanno accompagnato quattro giornate di vita quotidiana e shopping come mai provate prima...
Grazie dea Bendi e a presto!

1 commento:

  1. ...e anche lo spazzolino della Teresa è rimasto lì!

    quale onore essere sul vostro blog
    ora mi sveglio e mi iscrivo tra i vostri più fedeli sostenitori.
    Dea bendi da 8, chiapei St. 13856 Vigliano SE del mondo, piccolo porto dove la piccola chiatta è ora agli ormeggi.
    ps: ho appena finito di ingollare i chocolate chips donati dalla cri che da voi rimarranno fino a capodanno

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