domenica 26 settembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 28.10

C'è una cosa del mercato che davvero mi piace. La sua dissoluzione: i sacchetti e la sporcizia rotolano via, spinti dal vento, arrivano i camion della spazzatura, mentre i barboni e le vecchie, tutti in scarpe da tennis lacere, cercano la frutta e la verdura tra le casse ammonticchiate alla rinfusa. 
Mi incanta il momento prima che cali il sipario: c'era vita, scambio, baratto e vociare, poi improvvisamente più nulla.
Una specie di consapevole e collettivo finale di partita.

Il primo mercato fu piazza Sant'Agostino a Milano; noi (Rudi, Pino, Renna ed io) si abitava lì, al mitico Citofono Zero; l'unica volta che Rudi dimenticò di spostare la macchina dal piazzale, fu l'unica volta in cui il titolare del banco del pesce non si presentò; così niente pesce, niente multa, soltanto la decapottabile nera di Rudi ed il suo proverbiale enorme culo*.

Da allora i mercati sono stati per me un modo per conoscere le città: non più ossessionato dai luoghi da visitare a tutti i costi (musei cattedrali monumenti), mi ci sono sempre buttato in mezzo, appagando i sensi e svuotando il portafoglio.
Quello che voglio vedere e che mi interessa sta soprattutto dentro i mercati.
Sono luoghi creativi ed ingegnosi, trattengono e mostrano gli istinti della comunità, quella fatta dalle persone che vivono la fatica e la bellezza della vita quotidiana; il cibo per esempio: come viene esposto presentato offerto assaggiato venduto, le persone che lo cucinano, lo servono, le storie che raccontano, gli umori che hanno.

Anche qui a Londra i mercati sono un biglietto da visita vivente della città: come quello di Tooting, nel sud ovest della città; il melting pot gastronomico nella Truman Brewery di Brick Lane; nel sud est, il caos di East Street a Camberwell o il Deptford High Street Market.

Al mercato di Deptford arriviamo a piedi da casa: la strada si apre con un'enorme àncora, che ricorda il passato di porto commerciale dell'area, lì già dal mattino staziona qualche ubriaco, incurante della folla di persone che fanno shopping tra le bancarelle.

Tutto quello che incontro mi attrae: le macellerie, gestite la maggior parte da pachistani, sono cariche di carni; la pescheria inglese dove parlano il cockney; la donna grigia e sdentata che da anni vende dozzine di uova; l'odore di hamburger e bacon alla piastra che arriva da un camioncino all'angolo di Douglas Way; poi i verdurieri che comprano la frutta ai mercati di New Covent Garden, ogni ciotola un pound... alcuni hanno il negozio sulla High Street aperto anche in settimana, altri solo la bancarella.

Dopo il ponte della ferrovia c'è una boutique di vestiti usati, Rag 'n Bone, nome che si dava al rigattiere londonese che raccoglieva stracci (per fare tessuti) e ossa (per fare la colla), poi il Deptford Project un vagone di treno gestito da un gruppo di creativi che è una cafeteria, ma anche una sorta di centro culturale: d'estate nel cortile sul retro seduti su dei pallets e sotto leggeri ombrelloni di tessuto rosa si assiste alla proiezione di film all'aperto.
Lì da un garage-deposito, pallida, alta con cardigan nero al ginocchio, jeans, incontro Meredith, una delle crafty bitches (le puttante furbe): recupera tessuti usati con cui fodera divani e confeziona vestiti; poi anche Geraldine, una ragazza giamaicana con uno splendido sorriso: su una specie di carro ambulante vende cuscini, i Catherine's cushions, Catherine è il nome della madre che le ha insegnato a cucire.

 E le storie sarebbero tante ancora, bisogna però fare una pausa, sedersi e prendere un caffè magari al London Particular  (un locale al 399 di New Cross Road), ma sono le quattro, è tardi e soffiano improvvise folate di vento freddo, in un anticipo di autunno.

Mi volto nell'aria di vetro, Matilde gioca con i sacchetti di plastica, mentre alle sue spalle il mondo del mercato si ritira come una lenta marea.
Dissolvenza.  
Il fra
*La decappottabile (del papi) rimase però un giorno intero bloccata nel mercato! Comunque ancora adesso ogni volta che non si trova parcheggio, noi si invoca il culo di Rudi, una divinità che ci protegge dai vigili, dalle multe e dalla sfiga.

1 commento:

  1. e' inutile che strizzi l'occhio, resti lezioso....

    e poi non e' vero che il bancone del pesce non venne, si trattava del bancone dei fiori e si mise tutto attorno alla macchina

    e poi la versione corretta era:

    c'è una cosa del mercato
    è la sua dissoluzione
    che ricorda in qualche modo
    la morte

    rudi

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