domenica 19 settembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 27.10

A Petrella Guidi, un piccolo borgo medioevale dalle parti di Sant'Agata Feltria, nella Romagna marchigiana, il cimitero si chiama Campo dei nomi: nessuno è sepolto lì, ci sono solo lapidi con nomi.
C'è anche una panchina, di fronte due pietre con i nomi di Federico Fellini e Giulietta Masina e la scritta: "Qualcuno lo sapeva e diverse volte lo hai confidato anche a me: "basterebbe una pietra rettangolare in un prato d'erba e magari una panca per chi vuole tenerci compagnia". La valle, Federico, desidera stare vicino al tuo nome. Tonino Guerra.

Da quella panchina si vede un panorama mosso ma morbido: i declivi, le punte e le discese dell'appennino romagnolo; attorno quelle balze e nella luce chiara e ferma di quel pomeriggio d'estate ho liberato l'emozione che provavo.
L'anima barocca e la bulimia visiva di Fellini davano vita a pensieri ed aspirazioni semplici: una panchina in un borgo dimenticato, due pietre ed il paesaggio ventoso della Romagna.
Sarà il suo cinema che amo tanto (di nuovo andrò a Southbank a vedere per l'ennesima volta la Dolce Vita), sarà che sono mezzo romagnolo anche io, ma Petrella Guidi è uno dei miei santuari laici, un luogo che vale un pellegrinaggio.
Non so quante siano le panchine laiche in Italia e nè mi sembra che nei parchi o nei luoghi pubblici del nostro paese sia uso dedicarne a persone o personaggi, a parte i tristi banconi delle chiese, dove non posso non pensare di sedere su un morto, sul suo memento mori.

L'uso pubblico dei parchi a Londra e l'abitudine a viverli (correndo, facendo pic-nic, leggendo o semplicemente passeggiando) spiega l'esistenza di molte panchine e l'abitudine tutta inglese a farne dei ricordi a futura memoria per le persone a cui sono dedicate, un privileged getaway to immortality.
L'ho scoperto per caso qualche giorno fa, visitando il parco di Hampstead.

In cima alla collina più alta del parco c'è una panchina, da cui si vede tutta Londra, forse la più frequentata, di domenica specialmente. Ci sediamo il tempo di mangiare un sandwich e fare due chiacchiere.
Discretamente una ragazza con un libro in mano si siede e ci sorride, dopo qualche minuto passa le dita sullo schienale; io mi sposto leggermente, lei dice: "La dovrei ridipingere...".
La guardo interrogativo e lei: "E' mio padre... David Roebuck", morto nell'ottantasei a quarant'anni; gli amici ed i familiari hanno dedicato la panchina alla sua memoria, ma il troppo uso e le intemperie hanno quasi cancellato il suo nome.
Lei è Vicky Roebuck, non avrà più di trent'anni, gli occhi azzurri ed uno sguardo melanconico. Abbiamo chiaccherato un attimo poi l'ho fotografata: la mia ansia di documentare e la dolcezza di farsi ritrarre mentre guarda l'orizzonte, dove forse trova ancora qualcosa.

La salutiamo pensando che le panchine durano più delle tombe e sono molto più utili.
Lunga (dolce) vita alle panchine!
Il fra

2 commenti:

  1. vabbeh...mi avete convinto, faccio le valigie e arrivo...

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  2. Una panchina...molto meglio di una tomba, più utile e più sostenibile. Magari sulla collina della Burcina, sarei felice anche un semplice tronco d'albero...
    Silvia B.

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