venerdì 6 agosto 2010

Storie di libri e di idraulici

Tempo fa passeggiando dalle parti di Marble Arch, in mezzo ad un via vai di persone, Cristiana mi dice: Fra, non pensi mai a quante storie incrociamo...
Io rimango in silenzio... uno di quei meccanismi strani per cui preferisco discutere con lei delle cose da fare e quasi per nulla di pensieri da condividere.
Nella cronaca spicciola di una coppia questo può sembrare -e sembra-indifferenza, anaffettività o non so che altro. In realtà io fingo indifferenza, attribuendo a lei così, in via definitiva, il giusto ruolo: quello della regista anche di quei pensieri, che mi si depositano lì e che poi ritrovo per conto mio, soprattutto nelle giornate da single, quelle di una certa forzata solitudine.
Le riconosco il ruolo di regista, nè per scusarmi, nè per l'onore delle armi, ma semplicemente perchè sono il suo attore feticcio e, spero ancora a lungo, il suo attore preferito.

Insomma tutto per dire che quel pensiero io l'ho coltivato, perchè ha la dignità delle cose ovvie e banali, che nella vita quotidiana tendiamo a dimenticare: che le persone hanno storie è sì come dire che l'acqua ci disseta e l'aria ci fa respirare, ma senza le storie delle persone è come vivere senz'acqua e senz'aria. Non è vivere.

Nel centro di Londra come in questa parte così eterogenea e vibrante del Sud-Est, non faccio altro che incontrare storie e luoghi, catturarne alcune ed imbattermi in un micor cosmo di pensieri che è la mia biblioteca ambulante.
Penso continuamente alle storie che incrocio, perfino me le invento e talvolta immagino di sentire il moto dei pensieri, come l'angelo che plana nel bianco e nero del cielo sopra Berlino.
In posti come Canada Water o Baker Street, dove si incrociano due o tre linee metropolitane, si incrociano giornalmente migliaia di storie e altrettante migliaia di possibilità: sbagliare un minuto e prendere il convolgio successivo significa per esempio entrare in altre storie.

Oggi a Paddington Street ho chiacchierato con un ragazzo inglese (dalla mail me lo figuravo un attempato signore), che voleva conoscermi e che da due anni commercia prodotti italiani, gli ho stretto la mano all'ultimo piano di una scala moquettata ed umida, in un edificio nel cuore di Londra.
Occasione per chiaccherare di cibo, di ristorazione e di opportunità e per visitare l'area tra Baker Street e Bond Street e passeggiato lungo Marylebone street.

Dove scopro un paio di negozi e... Daunt Books, una libreria edwardiana, tutta in legno di quercia: nella galleria principale la luce entra da un tetto in vetro ed i corrimano delle balconate sono obliqui per permettere la lettura dei libri, prevalentemente da viaggio.
In punta di piedi annuso l'aria e, ospite in incognito, mi muovo felpato senza toccare nessun libro... su un elegante tavolo ovale l'edizione inglese de Il Giardino dei Finzi Contini, in mezzo ad altri testi della letteratura europea di quegli anni.
E' un libro che non ho mai voluto leggere e un film che non ho mai voluto guardare, intuisco dal titolo la tragedia che racconta.

Come sempre l'atarassia di un posto come Daunt Books calma i mei nervi: l'idraulico telefona e si scusa, dice che anche oggi non può venire. Si tratta della terza volta ed ha pure le chiavi di casa; la serpe che in me sfodera un gelido ultimatum.

L'idraulico il muratore, l'elettricista... sono personaggi che violano con disinvoltura la privacy: chirurghi della casa non sanno o fingono di non sapere che toccando tubi, fili, infissi e pavimenti toccano in realtà i mei testicoli ed i miei (innumerevoli) punti G.
Mi innervosice la loro disinvoltura e l'agilità che hanno nelle case altrui, cioè nella mia; si muovono invisibili e trasparenti, ma trapassano e sigillano odori e abitudini che poi fatichi a recuparare... tanto più irritante poi rimandare i lavori, da un giorno all'altro, con l'aria impunita di chi sa benissimo che, per chi aspetta, sostituire un vecchio impianto di riscaldamento è come asportare un dente marcio.

Meglio leggere! pare che anche Cristiana stia leggendo e i bambini dormano stremati dalle giornate al mare. Su qualche pagina stiamo ancora incrociando le nostre storie.

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