martedì 10 agosto 2010

The solitude of prime numbers

Ho finito con il leggere questo libro, perchè il titolo mi pareva come il mio inglese parlato: appunto (ancora) una traduzione letterale dall'italiano.

In due giorni d'un fiato, una buona metà su una panchina tra Pimlico Road e Bourne Street, con in testa questo titolo, tutto latino.

Una scrittura sincera, anche spietata. Un libro chirurgico, che (ri)guarda la vita di ogni singolo lettore. Certamente la mia.

Vero è che nell'età adulta il rapporto con i genitori si riduce a piccole sollecitudini: hai freddo? fa caldo? hai mangiato? ti serve qualcosa?
Altrettanto vero che qualcosa rimane sempre sommerso ed irraggiungibile: innumerevoli argomenti da affrontare, scuse da fare o da ricevere, memorie da far rivivere o correggere.

E' una delle cose del libro che più mi ha fatto pensare.

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