lunedì 9 agosto 2010

British Museum, Anno Domini 2000

Il British Museum è una piazza coperta: Norman Foster ha costruito un enorme cilindro di marmo bianco, da cui parte la volta in vetro che copre l'intero cortile interno del museo.
L'iscrizione ad Elisabetta seconda Anno Domini 2000 riporta ai fasti della Roma imperiale: basta poco immaginarsi senatori con la toga a passeggio nel foro.

La visita vale quasi solo per ammirare -o farsi sopraffare- da questo inserto architettonico, che svela un trucco, ovvero che il museo è diventato ben più importante delle collezioni che espone.
La grandeur visiva spinge i visitatori ad evitare i piccoli esemplari esposti e buttarsi sui pietroni egizi, sulle colonne assire, insomma sul reperto bulimico.

La stele di Rosetta (il nome mi ha sempre fatto un po' ridere) è la Gioconda del British Museum, il resto è, da quasi tutti, velocemente ignorato: la vista subito appagata e la luce del marmo inibisce qualsivoglia interesse per il mondo etrusco, le ceramiche cinesi, l'antico Iran, la Britannia romana, l'Europa dell'Ottocento e la Turchia antica...

Per una prima volta a Londra è una meta che sconsiglio, tanto più se si è in famiglia o in comitiva; meglio andarci alla terza o quarta visita, con l'intenzione di ammirare uno spazio e puntare su quello che interessa.
Il Gallery Cafè lascia a desiderare (troppo buio e poco accogliente), come anche i due Court Cafè (i bar del cortile interno): esteticamente discreti ed eleganti, ma cari e senza personalità.

Nelle mie preferenze museali vincono (di gran lunga) il Victoria and Albert Museum e la Tate: luoghi (più che musei) informali e popolari dove passo il tempo, dove non mi stanco di passeggiare, dove posso anche solo consumare un caffè.

1 commento:

  1. concordo in pieno.....oltre alla stele tutto interessante...ma non interessantissimo...cioe ne si fa anche a meno....... pero bella bella la nuova cupola =)

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