lunedì 12 luglio 2010

A spasso con Giulia: prima parte

Ora non c'è dubbio che permettermi di passare una giornata con una diciottenne come Giulia e portarla a spasso per Londra sia un lusso. Tanto più se la ragazza in questione, alta una spanna più di me, adora le librerie al punto da oziarci dentro.

Prima domanda: Chi è Giulia? una talentuosa pallavolista, figlia di un'allenatrice di pallavolo che a tempo perso fa la commercialista e di un avvocato del foro biellese (date le dimensione del foro meglio dire buco), nonché studentessa modello di un liceo scientifico sempre biellese, che all'alba della maggiore età decide di passare due settimane a Londra con la famiglia della cugina, Cristiana.

Seconda domanda: che cosa avrei dovuto e voluto vedere di Londra se l'avessi vista per la prima volta a diciott'anni?
Bisogna mediare tra luoghi turistici, da vedere a distanza o in controluce e angoli poco frequentati ma eleganti; il centro di Londra è come Venezia, se ti sposti dal flusso e fai un saltino su un lato la folla scompare e ti trovi in un vicolo circondato dal silenzio. La bellezza si nasconde se c'è chiasso.

Iniziamo con la National Gallery: di nazionale il museo ha solo il nome, i capolavori sono italiani: in estatica contemplazione di fronte a Paolo Uccello, a Caravaggio, Leonardo, Raffaello e Tiziano(alla Cena di Emmaus e al Bambino morso dalla lucertola io ho i brividi). Distrattamente cerchiamo il Giulio secondo momentaneamente trasferito al piano sotto.

Poi Giulia si va a vedere i moderni, per fortuna non ha bisogno di spiegazioni. Le dico solo di alzare la testa e vedere le sale, i soffitti, gli arredi e le finestre di questo edificio: spesso gli occhi si fermano ad altezza quadro.

Poi arriva l'ora del The NationalCafè, la cafeteria ed il ristorante del museo, imperdibili luoghi di stile ed eleganza: le boiserie nere, i piani di marmo, le sedie di legno scure da bistrot, l'isola con i dolci, poi ancora i cuscini di pelle rossi legati ai lati della panche e pentaedri giallo ocra che pendono dal soffito (la luce non serve dalle alte finestre entra quella del sole).
Non reggo alla vista dei dolci di Peyton and Barne: Giulia va di muffin, io di cupcake al limone.

Si esce lungo Charing Cross, seguendo le librerie fino a Foyles, ma prima un'occhiata a The Italian Bookshop di Ornella a Cecil Court poi Goodwin's court: una via stretta con dei bowindo bombati in legno ad una spanna da terra, dove si può senza discrezione guardare all'interno... per poi sbucare fuori dalle parti di Covent Garden.

To be continued.

1 commento:

  1. beh dire che la foto è rappresentativa è poco....è"tanta roba" come si dice in gergo hehe...ti ringrazio per aver omesso di dire che la mamma commercialista è stressata 11 mesi e mezzo all'anno...te ne sono grata...e obviously ti sono anche molto grata x il guided tour che mi hai proposto...mi hai mostrato una faccia di londra che i documentari non fanno vedere e che forse non avrei mai scoperto senza il tuo aiuto...concludo con una citazione"e poi c'è sempre il solito truzzo" hahahahahaha da morire dal ridere!!

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