lunedì 5 luglio 2010

Mario Soldati, La confessione

Capita che si vada da Sainsbury's a fare la spesa e capita che Cristiana negli scaffali dei libri (due per sette pound) trovi un'edizione del millenovecentocinquantotto in lingua inglese de La confessione di Mario Soldati. Ovviamente non in vendita ma poggiato lì.

Che sia o non sia il caso, meglio registrare l'episodio a futura memoria.

La confessione è un libro che mi sono portato dall'Italia e ho letto a inizio anno, quando dormivo ancora sulla moquette e sognavo letti comodi. Avrei dovuto conoscerlo prima.

Mia madre -ricordo- lesse di Soldati La sposa americana e la copertina di quel libro era un nudo di donna, di schiena: mi sembrò una lettura proibita e la associai al sesso degli adulti, che da bambino quale ero, trovavo un argomento noioso.

Ripresi La sposa americana l'anno scorso, lasciando Biella: durante il pranzo di matrimonio alla Croce bianca di Oropa la trota arriva troppo tardi e il protagonista del romanzo con garbo se ne lamenta.

Soldati mi piace molto, è autenticamente italiano, un intellettuale (ma no! non proprio un intellettuale) che conosceva il nostro paese, faceva tivvù e cinema, viaggiava e amava il vino, il cibo, la vita.
Credo sia tra i dimenticati, forse perchè la sua scrittura sembra datata o forse perchè l'istinto contemporaneo vive nel presente e se ne fotte del passato.

Frase questa che mi fa altrettanto datato, come un oggetto da scaffale.

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