domenica 11 luglio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 24.10

Adesso mi faccio un sandwich, quello sparapalle di D'Annunzio direbbe mi faccio un tramezzino.
Prendo due fette di pane e con la lama di un coltello liscio ci metto del burro. Del burro spalmabile (ce ne sono decine nei supermercati): ne ho scelto uno un po' salato. Spalmo tutte due le fette fino ai bordi.
Poi prendo un cetriolo, non di quelli del proverbio che appunto cadono in culo all'ortolano, ma quello lungo, il cucumber. In comune con i nostri cocomeri hanno soltanto il nome e forse anche l' acquosità del gusto. Taglio due fette sottili e diagonali, lascio la buccia e così faccio con un pomodoro, scartandone gli estremi, vado al suo cuore liquido, che punge le dita.
Mentre lo preparo, ho tempo di riflettere sui mesi rotolati giù dallo scorso settembre e su quelli ancora a venire, sulle persone che sono rimaste e su quelle che sono sparite.

Cucinare aiuta a pensare e viceversa; anche preparare un sandwich è cucinare, per la precisione è applicare un teorema dell'esatto assemblaggio: più precisa è la sequenza di preparazione, più godurioso è il sandwich e più effimero che mai consumarlo.

Proprio quando sembra nascere un pensiero o un'idea definitiva, ci si deve distrarre: preparata la base, è ora infatti dell'abbinamento finale.
Eccone alcuni: mescolare tonno e mayonese e spalmare l'impasto sul pane, un pizzico di pepe e poi posarci sopra come un giro di carte il cetriolo e il pomodoro; oppure una fetta di salmone con semi di papavero o aneto fresco (in questo caso eccedere nel burro!); ancora una fetta di petto di tacchino o di prosciutto cotto con una pennellata di miele di castagne; infine anche utilizzare quanto avanzato la sera prima di carne e pesce, tagliato a pezzi o a striscioline sottili, ma sempre con una foglia di insalata verde.

Poi con un appropriato coltello, se si è affamati, si taglia in diagonale; se invece si accetta l'eleganza di un piattino, in quattro quadratini.

Il sandwich non va gonfiato o stratificato, ma va composto ed il contenuto non può prevaricare la neutralità delle fette di pane: bisogna diffidare della troppa abbondanza di ingredienti, il nostro non è luculliano, ma piuttosto un nobile plebeo.
Il sandwich non ha pretese e non trova posto in nessuna discussione, ma nutre nella più umile delle accezioni. Nei suoi limiti stanno le sue virtù: in piedi o seduti restituisce un leale nutrimento alla nostra indifferenza.
Gli Inglesi hanno conquistato il mondo e sono molto orgogliosi, ma nel cibo si sanno accontentare, per questo sono terra di conquista culinaria.
Soddisfano con molto poco il bisogno primario di nutrirsi e non hanno fantasia, ma accettano di buon grado la creatività altrui. Il sandwich è fuori concorso, ma è un ottimo cibo assemblato, quando si ha da riempire lo stomaco.

Con il mio "panino" esco nel giardino -ho scelto la versione con la fetta di salmone- con una pinta di birra: qualche volta l'amaro freddo della London Pride, più spesso la golata pastosa di una Guinness.
Cristiana ha in mano un bicchiere di vino rosso, cileno; Matilde invece preferisce il sandwich al tonno e Giacopou s'accoda scartando la crosta marrone, entrambi con succo d'arancia.

E così all'ombra dell'ultimo sole della sera, in una Londra accaldata e azzurra, brindiamo alla vostra salute: il meridiano va in vacanza per tornare a settembre, vi ringrazia di cuore e vi augura di trascorrere le settimane a venire nel modo più sereno possibile, nella pace o nei furori dei sensi.
Bye Bye.
Il fra
ps per Dario Z.: il sandwich al tonno o al salmone con tanto pepe è ideale con il gin tonic o con il gin lemon, senza dimenticare le fette di melone bianco...

1 commento:

  1. Buone vacanze e a presto allora!!!!
    Bye bye Carla

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