venerdì 18 giugno 2010

Malpensa-Milano

La (not so) easy jet mi fa atterrare a milano quasi a mezzanotte, un'ora di ritardo, ma a malpensa due funziona tutto, polizia pronta ai controlli, bus in partenza per milano...

Salgo di corsa con l'intenzione di dormicchiare, ma non è sera, l'autista è già loquace e mi ricorda gli attorucoli milanesi delle commedie anni ottanta: quelli bruttarelli che si invaghiscono della biondina dolce e frigida. Mi siedo a metà bus e occupo un posto con lo zaino, m'abbasso il cappello sulle ventitre, alle ventiquattro in punto e siamo in venticinque.

Stzekan chiu ciù àaaaa, il cinese due sedili dietro telefona urlazzando, l'autista in milanese conversa con un'italiana quarantenne e più che torna da Capoverde, dove vive e dove ha una relazione con uno di dodici anni più giovane.
Lei fornisce dettagli ad alta voce, lui cerca di intortarsela invano, con battute tipo la notte è piccola e a capoverde sono appena le nove.
I due raggiungono una certa intimità quando si scambiano informazioni sui locali africani di milano, lei in veste di lino blu mare racconta di un colonialista francese che se ne è trombate talmente tante da disseminare l'isola di una stirpe di mulatti bionde con occhi azzurri.
Stzeeeh chiu cià ka àaaaaa, il cinese riceve la terza telefonata ed io comincio a chiedermi da quale valico iniziare l'invasione della Svizzera.
La Chicobarquedehollandami scende in zona fiera strusciando il vestito aiutata dall'autista che suda come una lumaca, ma finalmente cala il silenzio sui ventiquattro all'una di notte.
Szheee fnuu chiu ciù àaaaaaaa, il cinese insiste con i suoi vocalizzi ormai in attesa del comitato di accoglienza che infatti trova in Stazione Centrale.
Scendo con un certo sollievo, conosco la città che inizia a proteggermi; non mi rimane che prendere un taxi e tirarmela un po'.
L'aria, calda e umida, annuncia un rovescio, ma tengo aperto il finestrino e proclamo spavaldo: le colonne di san Lorenzo, prego
-Da che parte?
La domanda non è stupida ma nasconde l'insidia di chi ha voglia di parlare... infatti
-Da dove viene?
Rispondo con la voce affettata di chi con le tonalità basse vuole far notare condizione e reddito, lui però riceve una telefonata:
-Ciao Amore, arrivo arrivo, porto uno alle colonne...

Appena molla il telefono accelera: via repubblicaturatimanzonipalazzo marinocairoliviatorinoe lecolonne, arriva a superare un tram ed un altro taxi e mi scodella fuori.

Faccio in tempo a chiedergli come vanno gli affari, mi dice male, ma è una bugia: Milano a quell'ora è piena di taxi che girano. L'unico in cui il taxista ha più fretta del cliente è quello che ho preso io.
Mi consolo guardando la città: di notte il centro ha il colore grigio delle pietre, una scultura futurista che corre e sta ferma nell'acciottolato notturno, come entrare in una prospettiva che si materializza e si illumina appena ti avvicini.
Arrivo al dieci, salgo tre rampe di scale strette, quasi un cavedio, mi apre in boxer e peli a vista Nicola che tenta come spiegarmi l'utilizzo della chiave dell'ingresso.
Pino non c'è, non c'è mai, arriva l'indomani anche lui da Malpensa.
Penso che possiamo contare l'uno sull'altro anche senza vederci. Sapere che esiste è quasi più confortante che vederlo.

1 commento:

  1. ahh che rirere.... "Sapere che esiste è quasi più confortante che vederlo." hai ragione!!!! effettivamente è così!!!!!
    a presto, paolo

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