domenica 27 giugno 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 22.10

Mai riuscito a leggere un suo romanzo! mi incaglio alle prime pagine di un flusso di coscienza lento come la gita al faro, che appunto non ho mai fatto.
I saggi ed i diari di Virginia Woolf sono un'altra cosa: la scrittura diventa chiara, le immagini scorrono con un passo, nè lento, nè frenetico, ma piuttosto spedito verso la meta.
All'ultima riga mi devo fermare, trattenendo il respiro: dovrei imparare a scrivere come lei ed immediatamente dividere con qualcuno quello che ho appena letto.
Mi chiedo anche se sono nato per la lettura o per la scrittura: entrambe nella mia vita gareggiano alla rinfusa tra loro per dirmi forse che non sono ancora nato!

Di ritorno da cinque giorni in Italia (meglio dire di ritorno da cene e pranzi in Italia) devo fare sintesi:
l'arrivo a Milano stile Cochi e Renato; il cappuccino in via Correnti mentre fuori diluvia (per cappuccino si intende quello con la schiuma di latte che ritrovi in fondo alla tazza e che raccogli fino all'ultima cucchiaiata).
Lo sguardo di Pino sempre più stanco, se smettesse di pensare agli altri e fosse più egoista!
L'arrivo in treno, sulla tratta via Novara, a Biella, silenziosa, deserta: solo vecchi industriali con lo scollo a vi, la quinta elementare e l'abbronzatura grigio perla ai caffè di via Roma.
Flora che mi viene incontro e mi fa un caffè come si deve, di quelli che schiocchi la lingua e ti rimane il gusto.
Loris che a vent'anni si fa l'illusione di un futuro a Candelo e non prenderlo a sberle solo perchè ha la vita davanti; poi la casa dove ho vissuto coperta di lenzuola bianche, perchè la polvere pesa come i ricordi. E una conversazione con il nonno Mario sulle scale, mentre Maria dice il rosario con le amiche.
Francesca che mi offre un affogato al caffè ai Giardini, la cena al Babel, che sembra la cafeteria al punto che mi aspetto di vedere Pietro sbucare dalla cucina.
Il pranzo al Gallo Verde con mio padre che ordina i calamari fritti al forno, la cameriera che risponde se li vuole fritti o al forno e lui che non capisce.
La cena al ristorante il Mottarone: quando le persone sono più importanti di quello che si mangia, quattordici compagni del liceo che non vedo da più di quindici anni.
Il pranzo da Rose a Parruzzaro in mezzo ai figli e la realtà presente che prende il sopravvento su tutto il passato, ormai troppo passato; un giro ad Arona scambiando, con le chiacchiere, un paio di libri.
Aperitivo in un bar a Romentino, stile Armani, e cena all'osteria di Galliate: crasse risate con Valeria e lumache alla borgogna, gustate una per una con la bocca avida del goloso.
Ancora pizza al Gallo Verde, mentre finiti gli argomenti di conversazione, papà divora i calamari fritti (non più al forno).
Caffè da Iole che invecchia mentre la casa resta la stessa... la sicurezza degli oggetti, che ci sopravviveranno.
Poi guidando l'utilitaria di papà, una telefonata da Londra, di quelle che manderesti a fanculo per il tempismo, annuncia che per lavorare ad Old Bond Street devo ancora attendere.
Nel check-in del terminal due, gente incazzata e cibo di merda, l'Italia è là fuori e io sto partendo... sto andando a casa.

Poi ritrovo tutto in una strepitosa pagina di Una stanza tutta per sè, dove Virginia Woolf racconta le portate di un pranzo:
Nel frattempo i calici da vino erano stati riempiti di giallo e poi avevano brillato di cremisi; erano stati vuotati; erano stati riempiti. E così, per gradi, veniva accesa -a metà lungo la spina dorsale in un punto che è sede dell'anima- non quella piccola e violenta luce elettrica che noi chiamiamo conversazione brillante quando la vediamo apparire e scomparire all'improvviso sulle nostre labbra, ma quel bagliore più profondo, impercettibile e sotterraneo, quella fiamma dal colore giallo intenso che è lo scambio razionale. Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille. Nessun bisogno che essere altri che se stessi.
Il fra

1 commento:

  1. ciao fra
    tempo fa mi consigliasti,anzi mi regalasti un libro di Terziani.
    credo di aver letto tutti i suoi lavori.
    ti avevo ringraziato allora e lo faccio anche adesso.il prossimo acquisto sara sicuramente Virginia Woolf,grazie del consiglio.
    in fondo un consiglio è solo un regalo che puoi decidere di non aprire...io questo lo apro!
    il giorno in cui verrai a trovarmi probabilmente sarò in cucina,il posto non ricorda neanche lontanamente la "cafeteria"ma non importa.....ciao
    pietro

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