venerdì 14 maggio 2010

Tende, gatti e bilinguismo

Mi alzo all'alba per il semplice motivo che non abbiamo le tende.
Ci siamo talmente abituati alla cosa che non sappiamo se dotare le finestre delle camere di tende cieche e ritornare così a mediterranee abitudini o limitarci a coprire la luce quel tanto che basta per darci il conforto di un letargo appena più prolungato.
Cristiana, come al solito, si è attivata con preventivi e modelli vari... pare prevalga l'argento sul rococò-blue.

Da pochi giorni i miei risvegli sono scanditi dai passi felpati di una creatura che in appena due anni di vita è stata prima abbandonata per strada, poi ha fatto dei figli nell'agio di una attrezzatissima clinica, infine è stata sterilizzata e dotata di un microchip che pare contenga i miei -dico i miei- dati!

A seguirmi non è un personaggio di un qualche romanzo d'appendice ma la nostra gatta Tinkerbell, e mentre cerchiamo una qualche interazione, mi accorgo che già siamo dentro un'abitudine e la cosa mi dà sollievo.
D'altronde ho accettato e fatto tanti cambiamenti, quindi perchè non mostrare anche un qualche segno d'affetto alla quadrupede, che tra l'altro, con lo sguardo eterno che hanno i gatti, mi riporta candidamente all'infanzia trascorsa in campagna dove gli animali erano dovunque attorno a me.

Tinkerbell, passata dall'inglese un po' affettato e melenso delle infermiere di Battersea all'italiano truce di Troutbeck road, sta diventando bilingue. Andrea, mio suocero, sostiene che due lingue sono utili per il curriculum: la gatta quindi dovrebbe piacergli.

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