domenica 2 maggio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 14.10

Milano sotto una coltre di neve, il silenzio di una città, finalmente bella, un oggetto, un corpo, e non solo una variazione di grigio.

L'ho rivista così Milano, in un cinema di Greenwich; il film è I am Love, titolo in inglese ma parlato in italiano con sottotitoli per i locali, tra cui uno, il mio vicino che russava poco dopo l'inizio.
Vedere Tilda Swinton, nel ruolo centrale del film, diafana ed androgina camminare elegantemente per le strade di Milano e poi nel selvaggio (almeno per lei) entroterra ligure mi ha emozionato: un'attrice inglese di quel calibro che recita in un film italiano inorgoglisce. Mi sono accorto di osservarla -da molto vicino- come se mi riguardasse intimamente, per la semplice ragione che in qualche modo sta percorrendo le mie strade e sta vivendo i miei ricordi.

Non avevo la sua eleganza quando a diciott'anni andai a Milano la prima volta per passare la mia prima settimana da studente universitario, erano i primi di novembre: un montgomery verde scuro fine anni ottanta, un maglione a quadri di lana (di quelli che per un po' ho comprato in stock), timberland marroni sempre anni ottanta e probabilmente calze di spugna bianche. Arrivato in stazione scendendo nella metro appoggiai la borsa sul corrimano pensando fosse mobile come le scale! Rivedendomi soltanto il sarcasmo mi salverebbe dal vomitare.
Ricordo il freddo, le manifestazioni contro la guerra nel golfo e la voglia che avevo di stare da solo.

Le città è un luogo strettamente personale: regala identità e anche libertà di scegliere, di scappare; perdona sempre la città, anche le ingenuità e le piccole violenze.
Se l'apparenza non inganna è tutto a portata di mano e le persone sono a vista, in qualche modo nude. L'indifferenza che ha la città è solo una forma di pigrizia nostra. Non è vero che le persone sono indifferenti, piuttosto ed inevitabilmente siamo individualisti, ma dentro una reale anche se casuale comunità umana.
Londra per esempio è una città alla rinfusa, come dice Vivienne Westwood parlando dei monumenti: "Non c'è nessun posto come Londra. Parigi è molto più bella da guardare. I francesi hanno gusto. Un monumento lì è piazzato al posto giusto ed ha la dovuta considerazione. Londra invece è tentacolare; un monumento, anche bello, qui te lo piazzano in un angolo dove non lo riesci a trovare".
Peter Ackroyd in 'Londra, una biografia' (!) scrive: "La città è fatta di contrasti, è una somma di differenze... contiene ogni aspetto della vita umana e perpetuamente si rinnova... ogni cittadino ha creato una Londra nella propria testa al punto che in uno stesso momento esistono sette milioni di città diverse. Si è osservato che i nativi londinesi provano un senso di paura se si trovano per caso in una parte di Londra a loro sconosciuta. E' la paura di perdersi, ma è anche la paura delle differenze..."
Da non nativo, sembra che la città stia dietro all'umanità che la abita, più che altrove. Potrei fare il confronto con Milano e con poche altre città.
Ma dopo avere visto Milano nel film non sarei obiettivo. Dovrei fare come Marga, che dopo avere visto I am Love si è fatta un giro al cimitero monumentale, una delle location, e ha fatto delle splendide foto. Milano corrisponde ad un periodo della mia vita e coincide con un'età trascorsa, quindi meglio osservarla da lontano.
In fondo perché una città ci appartiene? per quello che ci ricorda? per la possibilità di esplorarla, come un corpo?
Esserci dentro... dal bowindo di casa adesso il vento sfoglia i petali dei ciliegi, i marciapiedi ne sono pieni e sembra la scena di un film di Kurosawa. Intanto gli aerei passano e l'odore della cucina sale le scale fino alla scrivania.
Oggi è Londra da esplorare. Si tratta di capire per quanto, ma finché dura...
Il fra

1 commento:

  1. buon lunedì mattina, buona settima...
    oggi le tue parole mi hanno quasi commossa,come cantava Guccini - "negli angoli di casa cerchi il mondo nei libri e nei poeti cerchi te" di sicuro oggi mi ritrovo nelle tue parole.
    T

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