martedì 18 maggio 2010

Italians: interview 005

Lella arriva a casa mia con un certo anticipo, facciamo due chiacchiere veloci poi a piedi andiamo all'Hobgoblin per una birra. Il locale è quasi pieno ma troviamo un angolo relativamente tranquillo; scelgo io la birra perché lei mi dice che beve quasi tutto. Vada per una birra amara dunque, non troppo fredda, da non bere quindi d'un fiato, perfetta per una conversazione.
Chiacchieriamo di cibo: io le racconto dei disastri culinari di Nicola (pronuncia Nicolà) lei della clientela inglese che frequenta a Greenwich e così inizia la conversazione.

Che cosa ti manca dell'Italia?
Il calore delle persone, vedere gli amici e salutarli il giorno dopo. Qui non riesco a trovarli, devo decidere la compagnia. Cammino per Greenwich ed Eltham e vedo facce tristi, la gente che abita a Londra non sembra contenta. Vai nei ristoranti ci sono due o tre persone per tavolo o gente che mangia da sola. A Bergamo nei ristoranti c'è casino.
Però sei a Londra adesso, quale è la tua Londra, il posto che la rappresenta di più?
Il Tower Bridge, banale vero?, ma ha il fascino della vera Londra, ci sono andata da turista: il vento che c'è tutte le volte che ci cammini sopra; i turisti, la gente della città che lavora... li vedi entrambi.
Che anno era?
Nel novantotto sono venuta a Londra per la prima volta... non stavo bene in quel periodo... ero disperata, ribelle, discoteche sempre... quando non sai più quello che cerchi, andavo da Bergamo a Mestre il venerdì sera, da Mestre a Rimini il sabato e tornavo la domenica sera. Succede che muore mio padre e per un po' ci sto davvero male... ero insoddisfatta.
Poi volevo un'attività mia... in Italia a Bergamo ho fatto tanti lavori, sai una ragazza giovane e senza conoscenze ti sbattono la porta in faccia. Mi sarebbe piaciuto un bar. Facevo comunque la bella vita, vestiti firmati, lavoravo sodo e mi divertivo...
E poi? a un certo punto sei cambiata?
L'ambiente che frequentavo non mi faceva bene... te lo ripeto ero insoddisfatta. Dalle mie parti a Bergamo, se non hai una certa vita sei uno sfigato ed io mi facevo condizionare.
Decido di fermarmi un attimo: non esco più, mi accorgo che sono infelice: me ne sto a casa, vedo gli amici ma non come prima ed anche a casa non ci sto bene... cerco indipendenza.
Desidero una vita mia, un appartamento per conto mio e giù discussioni con mia madre. Poi mi rendo conto che con l'appartamento dovrei rinunciare ad altro.
In quel periodo, siamo nel duemiladue, conosco Mina e frequento gli amici di lei, più grandi di me, ma mi trovo molto bene... completamente differenti dalle persone che frequentavo, nessuna discoteca, nessun capo firmato, solo la voglia di stare insieme. Ho visto uno stile di vita diverso a cinque kilometri da casa mia.
E Londra quando arrivi definitivamente?
Mina dice che ha una sorella a Londra, io insisto, le rompo le scatole, sono testarda e batto il chiodo fino a quando partiamo e veniamo a Londra, è il duemilaequattro... ora vivo qui, a Eltham.
E dei tuoi primi giorni a Londra che cosa ricordi?
Ah sì gli spaghetti in lattina da Asda, un orrore... tutti quegli scaffali con i cibi inscatolati ed impacchettati, tutto tagliato e prezzato... le fette di prosciutto crudo marroni...
Perchè sei venuta a Londra allora?
Sono venuta per dare una mano alla sorella di Mina, che lavorava già qui, quindi per lavoro, non tanto per imparare l'inglese, poi facevo le pulizie con una ragazza polacca... e dal duemilacinque ho con Mina un banco al mercato coperto di Greenwich.
Oggi, Lella, maggio duemiladieci... sono passati sei anni...
Mah penso che avrei dovuto essere qui prima, perchè Londra mi ha aiutata a capire chi sono e cosa voglio.
Io qui ho ribaltato la mia vita: ho più sicurezza in me stessa, prima ero come ossessionata... qui la mia mente si è aperta, ho capito tante cose del mio carattere, ho tirato fuori gli attributi.
Sì ecco io sto bene qui e voglio starci, lavoro qui, ho un appartamento mio... e per me sono soddisfazioni... poi sai lavoro otto giorni al mese, il lavoro mi fa vivere e non mi manca niente... Ringrazio dio: quando una persona è determinata, ok! ma la fortuna conta.
La fortuna o dio?
Viene tutto da là... la fortuna me la manda qualcuno, un dono, un regalo di dio... un modo di essere credente... un modo mio. Un aiutino è arrivato.
Una volta salendo sulla tua macchina ho ascoltato le canzoni di Mina... e mi sono un po' stupito, immagino che ci sia un prima e un dopo Mina nella musica della tua vita...
Prima ascoltavo musica nervosa: tecno-house, Vasco, Guns and Roses, Sonic Youth, Negramaro prima-maniera, Prodigy, Lenny Kravitz, Skunk Anansie... che ho visto a Bologna all'Heineken Jamming Festival... ti lascio immaginare.
Poi ho scoperto Mina grazie a Mina e... credo sia più una sensazione mia: mi fermo di più ad ascoltare ecco io adesso ascolto la musica italiana, mi piacciono i testi... Renato Zero per esempio... prima la musica era solo un sottofondo... un rumore quasi.
Come ti definiresti adesso?
Una persona finalmente normale
A chi sei veramente grata?
A mia madre
... ed il tuo piatto preferito?
Spaghetti allo scoglio piccanti, ma non troppo ed io li cucino bene.
Ti va di dire qualcosa così per chiudere?
Alcune volte mi viene più semplice raccontare i fatti miei a persone come te che a quelli che conosco da una vita e senza bere troppo!
Beh questo è un complimento, grazie...
e poi sai una cosa?!... che in realtà anche adesso prima di partire per l'Italia mi faccio la lampada, mi compro dei vestiti firmati e insomma mi metto in modo decente...
Sarà Lella l'effetto Italia, anche io mi tappo un po', beh la lampada no, però...
Neanche per andare in garage sono vestita male in Italia, davvero, qua puoi uscire per strada in tuta ed infradito, ma da noi...

Sono le undici ed è ora di uscire dal pub, fa un po' freddo e noi mediterranei ci copriamo più dei celti; ridiamo ovviamente anche di questo. Ci salutiamo davanti a casa. Mi scopro a pensare di avere appena passato una serata con una persona felice o più semplicemente normale.

2 commenti:

  1. ...e i vostri amici inglesi come sono?
    ciao!

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  2. hai ragione, londra ti aiuta a capire chi sei e cosa vuoi...e anche a diventarlo, quel te stesso che cerchi. sarà l'effetto grande città, oppure è questa città qui essere così speciale, talmente aperta e vivace che chiunque ci si può sentire a suo agio.
    cri

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