lunedì 19 aprile 2010

Non voglio più stare a casa... Rudi

Eyjafjallajokul! Questa menata del vulcano, come la sua cenere, entra nella vita di ciascuno e mescola le carte.
Bloccati in Italia fino a domenica, Cristiana in crisi di rigetto, i bimbi allegramente inconsapevoli, non resta che farsene una ragione, immaginando una Londra ottocentesca e un po' di monachesimo forzato. Programmata la settimana da single, non ne confeziono un'altra.
Come un dolce pieno di zucchero, la solitudine è gustosa a piccoli morsi, prolungata, scivola nella bulimia.
Vivo già una vita interiore, se poi la proietto all'esterno nello spazio vuoto che mi circonda, finisco con l'esserne sopraffatto. L'io giganteggia a discapito dell'allegria.
Tuttavia nell'imprevisto planetario, Rudi mi chiama, dirottato da Dublino a Londra via nave, in cerca di un volo o di un treno per il continente, che da qui è sempre isolato!
Così mi chiama, come se ci fossimo sentiti la sera prima e mi viene a trovare: la domenica gira verso un'ottimistica giornata Eyjafjallajokul-o-ò!
Grazie alla divinità del vulcano pranziamo a Blackheath e bivacchiamo, come da foto, al parco di Greenwich con Marcella e Danilo.
Non parliamo molto -come sempre è stato tra noi- lui mi apostrofa con sufficienza, dice che quando scrivo sono lezioso... io ci rimango un po' di merda, ma agli amici concedo di attentare alla mia vanità.
Dice che a Londra preferisce New York e che io, all'inizio, non posso che vedere solo il bello. Mi vaticina cinque anni di pace britannica
Dice queste cose con calma e non gli rendo giustizia descrivendolo così: mi ha sempre lasciato vivere e raramente mi ha fatto incazzare.
Cinque anni di vita universitaria insieme sono stati la nostra colata di cemento (o di lava?): calmo, tranquillo, sicuro delle proprie opinioni, mai urlate per imporle... spesso senza prendere posizione.
Capita che ci vediamo poco ma sempre in momenti cruciali per entrambi; mai chiaramente amici, ma piuttosto conoscitori l'uno dell'altro al punto da calibrare ogni parola, senza la retorica dei saluti, senza la retorica degli addii.
A cena da Danilo ieri, la quintessenza di Rudi: presente ed assente, reale ed immaginario, serio e ridicolo.
Adesso mi direbbe che sono lezioso e che devo tagliare, ma chapeau Rudi! magari ci vediamo in Cina, a Lisbona o...

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