domenica 11 aprile 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 11.10

Un enorme Cristo benedicente appeso ad un elicottero vola sopra un campo di calcio e sui cantieri della Roma del dopoguerra fino ad atterrare su una terrazza dove fanciulle in bikini prendono il sole.
E' la prima sequenza de La Dolce Vita di Fellini e sono passati cinquantanni.
A Londra si celebra l'evento con l'Italian Cinema London Festival 2010 e sui giornali e le riviste si fa il punto, non solo sulla cinematografia italiana contemporanea, ma anche sulla situazione politica e sociale del nostro paese.
Tra i tanti, scorro l'articolo di Nick Hasted "Maestros and Mobsters" su Sight and Sound, mensile di cinema.
L'articolo parte da una constatazione: è molto difficile per i giovani cineasti superare la pesante eredità dei maestri e di un film come La Dolce Vita: un ritratto assoluto e senza tempo dell'Italia.
Ma è un fatto che "dal settanta il cinema italiano rispecchia solamente la devastazione culturale dell'Italia: uno sguardo solo rivolto verso l'interno, agganciato alla televisione, che dipende da un unico uomo, che sta orchestrando la sua (del cinema) dissoluzione: Silvio Berlusconi".
Nel settantasei il governo Andreotti taglia i fondi per le coproduzioni internazionali, che quindi fuggono dall'Italia; nello stesso anno vengono legalizzate, ma non regolamentate, le tivvù commerciali, che sono a quel tempo centinaia e mandano in onda i film pagandoli troppo poco. Il risultato è che non si finanziano nuove produzioni e che la politica inizia a controllare i fondi pubblici e distribuisce male il denaro: il sistema diventa chiuso e soffoca la creatività.
Dopo Tangentopoli, "i produttori italiani si trovano in una fragile posizione: portano sempre i progetti o alla Rai o a Mediaset, le quali possono dire: Scusa, il progetto non ci piace. Se Berlusconi vuole mettere un produttore fuori dal business, lo può fare con una telefonata".
L'influenza di Berlusconi è probabilmente più indiretta, ma il giornalista inglese cita registi e produttori italiani ed anche il documentario di Valerio Jalongo "Di me cosa ne sai", sul declino del cinema italiano, troppo legato alla televisione. Nell'articolo si conia la parola Videocracy.
Da una parte Jalongo dice "gli italiani sono sedati dalla televisione e dalla situazione politica. Quando avevamo un cinema forte, controverso ed aggressivo, c'era molto dibattito e profondità nella cultura italiana. Oggi non c'è più niente.", dall'altra Paolo Sorrentino, regista de Il Divo, sostiene che "il cinema italiano è televisuale". Poi ancora le parole di Saverio Costanzo: "E' difficile per noi ritrarre quello che sta succedendo in Italia. Questo perchè la realtà italina è più forte della nostra immaginazione. Berlusconi è già un film, gia qualcosa che tu non puoi immaginare. Forse tra ventanni... quando ne saremo usciti...".
Penso che Costanzo abbia ragione. L'attenzione dei giornali anglosassoni, anche di settore, come quello citato, analizzano la situazione italiana da più punti di vista, ma in modo complessivo.
Per gli inglesi noi italiani siamo un po' così: incomprensibili personaggi dentro un film tra la commedia e la farsa, quasi esotici, in una specie di repubblica delle banane da guardare con un distaccato sorriso, ma anche da commentare (quasi da studiare) spietatamente.
Come forse noi non siamo capaci di fare.
Curioso poi che io qui mi senta più italiano o meglio più libero di esserlo.
Il fra
*Durante il festival verrà proiettato il documentario Videocracy Erick Gandini, qui il trailer.

4 commenti:

  1. Paolo Gastaldi12 aprile 2010 05:44

    Ciao Francesco e Cristiana,
    vi leggo davvero sempre volentieri, siete l'unico blog che seguo.
    Commento quest'ultimo post perché si parla di cinema, da sempre la mia grande passione e perché mi da l'occasione di dirvi che davvero un pò vi invidio.
    Solo chi ha il privilegio di vivere, stare fuori dal nostro paese oggi può capire che cosa è diventato. Che tristezza. Un incubo dal quale ci può salvare solo il risveglio. Buona vita. Paolo

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  2. Grazie Paolo. Buona vita anche a te!!!
    A presto e vienici a trovare... se lo fai, ti porto dove Antonioni ha girato Blow up!
    A presto
    Fra

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  3. in quel parco bellissimo che la fotografia rivela essere un luogo pieno di mistero...e vanessa: bellissima e irraggiungibile! Non commento l'articolo di Nick Hasted poichè credo sia inutile sottolineare quanto spaventosamente vera sia la sua osservazione!! GOD SAVE THE QUEEN!! e il diavolo pensasse un pochino al Silvio
    Ciao Fra!
    sandy

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  4. Sandy,
    ci devo ancora andare... per me una specie di pellegrinaggio, mi serve la scorta, da solo non credo di reggere.
    Il film mi commuove sempre, quindi immaginati la location
    un abbraccio
    fra

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