domenica 4 aprile 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 10.10

Carla, a margine del pezzo che segue, mi scrive: difficile rivoltare il calzino e mostrare le interiora. Eppure il calzino qui è stato rivoltato e le interiora mostrate -se così si può dire- con la dovuta discrezione.
Attorno ad una nuova nascita, che è sempre un evento sconvolgente, resiste la vita quotidiana e Biella appare in controluce.

Mi piace camminare per le strade della piccola città.
In verità lo faccio senza meta, non c'è posto dove andare o che valga la pena.
Lo faccio per camminare e basta, guardo la copertura della strada e cerco segreti: ultimamente tra il porfido e l'acciottolato conto i coriandoli... Umidi, dell'umida notte, fanno solo intravvedere il loro colore, ma sono lì da tanti giorni ormai, non se ne vogliono andare, simboli di una festa e di un tempo che continuano ignorando il viola della quaresima.
I coriandoli sono lì che continuano a festeggiare con i loro poveri colori senza rispetto per il tempo che non è più il loro.

Penso che se non si rispetta il tempo con i suoi alti e bassi,non ci toglieremo mai la maschera: l'infinito carnevale del biellese supera anche quello ambrosiano e qui, come recitano gli scarni quotidiani locali, si passa direttamente dall'ultimo piatto di fagioli alla torta pasqualina e all'uovo di cioccolata, dai coriandoli alla resurrezione, da una festa pagana ad un'altra religiosa, da un costume ad un altro senza fermarsi e pensare all'importanza del tempo: quello che passa e quello che resta e ai suoi colori.
E tutto si risolve nel grigio, come i faccioni oscurati e grigi dei politici locali, che volevano farsi belli, grandi e grossi sui muri della piccola città, senza nemmeno pagare lo spazio pubblicitario che occupavano. E li hanno fatti diventare grigi e anonimi come si meritano...

Ma una mia amica ha ridipinto tutta casa : ha scelto colori forti perchè vuole cambiare vita.
Anch'io ho ridipinto una stanza di verde e di celeste, perchè aspettavo la vita.
Una vita che poi è arrivata, piccola, piccola.
Ed ora non vado più in giro per le strade, ma ho finalmente una meta.

Guardo Ginevra, la neonata nipote di una figlia bambina e vedo "l'amor dormiente" di Caravaggio.
Sono andata a Roma per vederlo, per amarlo, per toccare con gli occhi i suoi colori e in quella luce che dorme ho incontrato anche Ginevra, prima che nascesse.
I colori che ho dentro li ho trovati anche nei disegni di Egon Schiele a Milano : tratti di carni tremule dove una calza, un manto, una bacca di rosa canina balzano dalla pittura e colpiscono i sensi e danno il senso.
In provenza, terra dell'ocra, i tanti atelier di artisti stupiscono sempre con tele leggere di sole e parole che volano come: "il colore è fonte di felicità, facciamo che questo coli per divenire un fiume ...." oppure "il nero è il rifugio del colore" quasi a dire che nessuna oscurità potrà mai essere così impropria e sterile.
Ecco... così le mie notti scure mentre cullo Ginevra: lei è il colore che squarcia il buio e la fatica.
"... Oh che l'infanzia duri più che neve..."
E torna il bianco e lo vorrei conservare e lo vorrei ritrovare, per tutti noi.
carla_ò

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