venerdì 16 aprile 2010

All the single men: Eyjafjallajokul

Dovrebbero scendere le ceneri dal cielo di Londra e dagli aeroporti non si decolla e nemmeno si atterra: il continente è isolato!
La casa, invece, è vuota e sento pure freddo, poi non ha senso cucinare per sè (anche se mi sono fatto i noodles)... meglio le patatine da comprare in giro.
E' probabile che il fast food sia nato per combattere la solitudine o il senso della solitudine.

La notizia della morte di Vianello mi spinge troppo indietro nel tempo: i ricordi arrivano e non li posso trasforare in storie, perchè non ci sono i miei figli a cui raccontarle.
Canticchiando vecchie sigle e immaginandomi sketch televisivi, esco di casa, faccio un pezzo a piedi e poi salgo sul cinquatratre: un tramonto limpido, l'aria tersa con il solito vento che si infila nei vestiti.
Nuvole a nord, ma non di cenere: l'Eyjafjallajokul (fuck u in islandese?) non è solo un vulcano ma un modo per spendere più del solito ai duty free.

Arrivo a Westminster ed è solo appena più scuro. Scendo a White Hall, dove il bus fa capolinea, come probabilmente farà Gordon Brown tra qualche settimana. Al famoso numero dieci arriverà quella fichetta di David Cameron, che proprio non mi piace, ma che probabilmente non cambierà i destini dell'umanità, ne tantomeno i miei.

Cerco di abbandonare l'acidità e mi infilo in una libreria e siccome chiudono alle dieci posso rilassarmi un po', che nel mio caso equivale ad acquistare... sono compulsivo e non me ne vergogno, oltretutto finisco col comprare libri che piacciono a me e che vorrei piacessero agli altri, cioè a Mati e Giacopou (beh con la Cri il discorso è complesso).
Prendo -come se dietro di me una folla di clienti me la rubasse- la versione animata in dvd de La collina dei conigli, un romanzo di Richard Adams, che mia madre mi aveva regalato anni fa.

Qui il cerchio si chiude... sulla terz'ultima notte da single.

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