lunedì 22 marzo 2010

Open Studios, ovvero come beccheggiare nelle case altrui

Se c'è una cosa a cui non so resistere è la possibilità di vedere (cioè, nel mio caso, 'scansionare e registrare tutti i dettagli nel minor tempo possibile senza dare nell'occhio') gli interni delle case inglesi.
Primo perché quelle che da fuori sembrano piccole e anonime unità abitative in realtà nascondono improbabili spazi e giardini di tutto rispetto, e secondo perché - dovendo sistemare e arredare la nostra - cerco ispirazione in ogni dove per poter sintetizzare il meglio dello stile italiano e di quello british.
Ebbene, l'occasione si è presentata domenica scorsa, in occasione del Telegraph Hill Festival. Siccome il nostro quartiere è abitato da parecchi artisti - sarà la vicinanza della Goldsmith University (of arts) o la relativa accessibilità dei prezzi delle case nel South-East - il Festival prevedeva un week end di Open Studios, ovvero la possibilità di poter vedere le opere degli artisti locali a casa loro o di amici che per l'occasione hanno trasformato la loro casa in una galleria.
Siamo usciti alle due del pomeriggio mappa alla mano e abbiamo visitato otto case-galleria. Jacopo e Matilde non stavano nella pelle, si trattava di: individuare l'indirizzo, suonare il campanello, entrare, perlustrare e non ultimo afferrare (pur con circospezione) biscotti, tortine e altre prelibatezze offerte dai padroni di casa.
Mentre io, con un occhio sulle opere e l'altro sui parquet, cercavo di tirar fuori qualcosa di intelligente sugli artisti in mostra pensando intanto a quali modifiche apportare ai progetti di Troutbeck Rd 22...
E l'anno prossimo anche la nostra sarà una casa open studio!

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