mercoledì 7 aprile 2010

Non tutti i napoletani sono veri napoletani

Allora, qualche giorno fa vado a prendere Matilde alla lezione di street dance.
Ad un certo punto mi sento approcciare in italiano, anzi, in 'napoletano'.
Strano, penso, non mi sembrava ci fossero altri italiani a scuola. Assecondo cortesemente la conversazione per qualche minuto con quest'uomo dall'aspetto effettivamente molto mediterraneo, ma dopo poche battute mi rendo conto che non è italiano.
E' libanese.
Mi racconta di non essere mai stato in Italia, ma di aver lavorato per diversi anni in un ristorante italiano a Beirut.
'Erano gli anni '70: il Libano era la Svizzera del Medio Oriente e tutti i signori ricchi della città mangiavano in quel ristorante italiano o in un altro francese'.
La conversazione si fa interessante e lui per fortuna continua e mi racconta della signora napoletana che gestiva il ristorante col marito e del fatto che i due non avessero figli e:
'Chiesero a mia madre di adottare uno dei miei sette fratelli - nostro padre non c'era - ma lei rispose di no, diceva: come fa una cristiana a tirare su un musulmano?' Infatti (!).
'Finché il fratello della signora - che aveva il vizio del gioco - si mangiò tutto. Così è finito anche il ristorante'.
Ironia della sorte il nostro -ok non gli ho chiesto il nome!!!- si trasferisce poi a Londra e sposa una cattolicissima irlandese, da cui ha una figlia che appunto fa street dance con Matilde.
"O muthos deloi oti
"... non lo so, forse che gli italiani sono ovunque e con storie pazzesche, o forse che ogni paese vive di cicli e ricicli - penso sempre a mia nonna e a tanti come lei che negli anni '40 sono emigrati in Sud America e a come oggi invece i flussi migratori si siano invertiti - o forse che il Libano mi affascina sempre di più.
Certo è che un libanese che parla in perfetto napoletano a Londra senza mai essere stato in Italia fa una certa impressione, believe me.

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