domenica 7 febbraio 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 02.10

Che ne dite di un paio ricette, anzi di merende, di quelle che si mangiano on tea time nell'asilo di Oak Hill, a due passi da Troutbeck Road?
Alle quattro meno un quarto di ogni pomeriggio della settimana una cinquantina di bambini si trovano a mangiare per esempio: Beans and Cheese Toast and Raisins o Tuna Wraps and Homemade Shortbread. Nel primo caso un toast con fette di cheddar (il formaggio a pasta dura di colore giallo, molto diffuso in UK) ed un cucchiaio di fagioli (precotti nel loro sugo), scaldato nella tostiera e tagliato in quattro parti, accompagnato in ciotole separate qualche manciata di uvetta; nel secondo caso tonno naturale e maionese Hainz impastati a mano e spalmati su una piadina che si arrotola (wrap), accompagnato al shortbread, un semplice dolce di origine scozzese fatto con farina zucchero e burro. Preparato con questi ingredienti in cucina e quindi "fatto in casa".
Tra le poche cose realmente "fatte in casa", scorrendo i quattro menù settimanali che si alternano nel corso dell'anno, c'è soltanto qualche torta. A pranzo non cambia molto: una sequenza di piatti in cerca di identità tra spaghetti "bolognaise", noodles e poca stagionalità. Non significa che la qualità non sia buona e che i bimbi non mangino. Significa per intanto che non si cucina. Da queste parti infatti non sembra esserci attenzione, voglia e tempo di cucinare: si tende ad assemblare il cibo, cioè a non cucinarlo dall'inizio.
A riconoscerlo sono gli inglesi per primi: Jaenette Winterson impara a fare i ravioli con la zucca in un agriturismo mantovano e scrive sul settimanale Guardian Weekend (n° 30.01.10) di essersi trovata "in quella cucina accogliente circondati da lambrusco e cibo preparato con una tale abilità e un tale piacere da essere in ogni senso e per tutti i sensi, un mondo migliore rispetto al cibo "comodità" della cultura anglo-americana dei supermercati. Il cibo è la nostra esperienza quotidiana e mangiare cibo vero è essenziale per vivere una vita vera. La vita preconfezionata è una truffa e un falso. Non si tratta di soldi o di privilegi, si tratta di ciò a cui si dà valore: il semplice paicere di cucinare e mangiare, parlare e bere intorno al tavolo."
Probabilmente è facile scagliarsi contro il cibo-comodità, ma qui si parla di una cultura, in particolare la nostra, che dedica tempo ed energia al'esperienza del cibo e si fa riferimento ad un'atmostera di convivialità che arrichisce la mente oltre a riempire lo stomaco.

Matthew Fort, critico gastronomico del Guardian, commenta sul blog del giornale il lancio di McItaly, l'hamburgher tutto italiano di McDonald's, da parte del Ministro dell'Agricoltura, Luca Zaia che dice "noi vogliamo dare l'impronta di un sapore tutto italiano ai nostri giovani"; Fort non risparmia critiche, parla di "un mostruoso atto di tradimento nazionale", tradimento soprattutto verso la cultura italiana che, grazie anche a Slow Food e Eataly ha saputo "resistere alle forze della globalizzazione e omogeneizzazione gastronomica, per celebrare la diversità, la differenza, l'individualità e la qualità". Poi continua con un'acuta riflessione sull'Italia: "Un italiano una volta mi disse: "Il problema per voi stranieri è che gli italiani parlano in dialetto e mangiano in dialetto". Questo è infatti un problema. Anche gli italiani che vengono da diverse parti del paese possono avere difficoltà di comprensione reciproca. Ma questo è anche un piacere. L'Italia ha goduto di una cultura alimentare di ineguagliabile ricchezza e diversità. Per molti italiani, il senso di identità si trova nel cibo, non solo della regione in cui sono nati, ma anche della città, del paese, della frazione, anche perfino della casa. E con passione sostengono la superiorità dei loro prodotti locali e dei loro piatti. È per questo che mangiare in giro per l'Italia è un piacere continuo. Un piacere che sta nella diversità, non nell'omogeneità. Chi ha voglia di mangiare le stesse cose dappertutto? È noioso. E' proprio il segno di quella banalità globale e della mediocrità che McDonald's incarna. Nessuno sano di mente può vedere McDonald's come una forza del bene nel mondo o un rappresentanza delle soleggiate vette della gastronomia".
Indubbio che Matthew Ford conosca il nostro paese e vada dritto al punto: la nostra ricchezza e la nostra identità stanno nella diversità, a partire dalla gastronomia.
Sembra altrettanto indubbio che tali forti identità non vengano riconosciute da chi fa dell'identità una bandiera: come la Lega ed il suo ministro, che non ha mancato di rispondere al giornalista apostrofandolo come "stalinista che abbaia alla luna", "un tipo dalla sterile morale ortodossa, con il portafolgio pieno e la coscienza leggera".
Non so se Zaia riuscirà a convertire gli infedeli di sinistra, ovvero il guardian e gli inglesi, ma forse una risposta più sobria e più motivata, ci avrebbe spiegato perchè valga la pena sostenere McDonald e non piuttosto "il patrimonio unico del prodotto artigianale italiano".

Portafoglio pieno o vuoto, senza spargere ideologia, io continuo a preparare il cibo e a cucinare. Non disdegno il supermercato, ma preferisco il mercato e considero le molte culture gastronomiche di Londra una grande occasione di confronto e "mescola". Tutto questo penso che sia, tra l'altro, molto italiano.
(Comunque i bimbi divorano i toast e vi dirò che a me, a parte l'estetica, non dispiacciono affatto... sarà la fame... mi viene in mente quando da ragazzo aprivo il frigo e costruivo panini con i resti di quanto cucinato in giornata!)
Buoni appetiti settimanali.
Il fra

2 commenti:

  1. Ciao Francesco, che bello leggerti anche da distante.
    Sono parecchio affezionata ai blog e mi piacciono soprattutto quelli di cucina e costume. Il tuo post è capitato a fagilo, dunque!
    Needless to say: sono al cento per cento d'accordo con te sul cucinare e sulla ricchezza delle differenze, quali che siano.
    A proposito del McItaly, poi, pare che la carne sia fornita dal pluricondannato Gruppo Cremonini. E qui, ogni commento è superfluo.

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  2. caro Francesco credo che il cibo per noi italiani sia una roba talmente importante da prenderci un bel po'.La mia amica Ruth, londinese,si chiede sempre come facciamo a mangiare e parlare di cibo contemporaneamente.
    L'altra sera abbiamo partecipato ad una cena del bollito superba: c'erano i bagnet e le salse proprio come le faceva mia mamma...che meraviglia!
    un bacio a tutti voi
    Nara

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