lunedì 8 febbraio 2010

Sabato a Bleakheath

Sabato era il mio compleanno. Compivo... beh! l'importante è sentirsi giovani dentro!
Avevamo un programma, che però è naufragato a causa delle 20 ore (non sto scherzando) di ritardo dell'aereo della Pol e dei suoi amici. Piano d'emergenza, Bleackheath. Sono mesi che vogliamo andarci e l'occasione arriva.
Prendiamo il 53 a New Cross Gate. Pochi chilometri in un sabato mattina uggioso ed il bus che arranca lungo la salita e che ci lascia al common di Bleackheath, un enorme prato verde. Nell'attraversarlo si vedono, ragazzini che corrono, ometti in divisa da calcio che divisi in squadre giocano a distanza ravvicinata gli uni agli altri. Le porte bianche quasi non si distinguono dal cielo grigio e sembrano buttate a caso sul prato. Ci sono anche alcuni compagni di classe di Matilde... In una vetrina fotografiamo un abito esposto, etichetta Reda, Biella... scatta un po' di orgoglio...
Il village attira: negozi, cafè, stradine e cottage, fino a visitare la Pagoda House, un'eccentrica casa con gli angoli del tetto a punta.
La scelta del pranzo è ardua: ma è il mio compleanno e quindi mi impongo. Hand Made Food al 40 di Tranquil Vale: tortini di zucca, stufati di verdure, pie di patate e cipolle... una goduria, mentre i bambini socializzano con gli altri commensali. E poi, mentre finalmente esce il sole, attraverso il parco di Greenwich e l'Osservatorio passeggiamo fino al National Maritime Museum. Questa è la Londra che piace a me, quella meno probabile, quella dei village, dei cottage e dei caffè dove i peccati di gola non sono mai peccati, dove nei musei entri gratuitamente e nei parchi respiri l'ossigeno della natura e di una società civile insieme.

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