venerdì 31 dicembre 2010

N° 07: Dulwich Park & Lordship Lane, Dulwich

Per passeggiare a Londra serve tempo e ci vuole un sabato ad andamento lento per visitare Dulwich, uno dei village più belli della capitale.

Prima la visita alla Dulwich Picture Gallery, un galleria del periodo georgiano: Veronese, Guido Reni tra gli Italiani, poi dall' Old College Gate Entrance il parco, un'ampia e attrezzata distesa di verde, piena di sportivi, cani sguinzagliati e gare di passeggini.

Dopo un'ora e più di natura (l'American Garden per esempio) si esce dal parco attraverso Court Lane Gate e si raggiunge Lordship Lane.

Una volta scollinata, Lordship Lane una delle vie di Londra per combinano lo chic con il popolare, in una parola affordable: non manca il macellaio di quartiere, la deli italiana (a Natale i panettoni appesi dal soffitto fino quasi a terra...), il negozio di prodotti ecologici per la casa, la libreria indipendente.

Il cazzeggio può proseguire lungo una delle vie laterali, North Cross Road, dove ogni sabato si tiene un mercato e terminare con un cappuccino* e un cupcake da Le Chandelier, un locale che definire elegante è poca cosa.

giovedì 30 dicembre 2010

N° 08: National Gallery

L'idea che sia aperta, che sia gratuita, che anche solo di passaggio si possa andare a vedere dei capolavori è confortante tanto quanto i divani in pelle di alcune sue sale.
E se il British Museum si può tranquillamente evitare, non così la National, che stanca molto meno ed ha più understatement.

Che i capolavori siano soprattutto italiani irrita fino ad un certo punto, che destino avrebbero queste tele nel nostro paese?
Ma che di furti si tratti è assai probabile o più diplomaticamente filantropici acquisti di facoltosi vittoriani, consumati in una corruttibile e frammentata Italia.

Comunque sia, io rimango qualche secondo di troppo davanti al Giulio secondo*, e senza parole di fronte al Caravaggio in foto: i dettagli del quadro sono la matematica di un genio.

Inevitabile fermarsi a riflettere e riempire lo stomaco nella cafeteria del seminterrato, ammirati gli arredi, si può uscire poi a rivedere le stelle.

*con indosso il mantello che Razzingher a tuttoggi esibisce? Se sì, non ci sono tarme in Vaticano.

mercoledì 29 dicembre 2010

N° 09: Northcote Road, Clapham Junction

Andammo a Northcote Road, Clapham Junction per la prima volta più di un anno fa, quando si cercava casa.
E si voleva trovare casa lì, lungo la dorsale della strada, ad un passo da un nodo ferroviario collegatissimo come appunto è Clapham Junction.

Ci rendemmo conto che gli inglesi quando si tratta di vita quotidiana, si accontantano di poco: basta una giornata di sole e si va tutti fuori, bastano un paio di sandwich anche fatti in fretta, basta vestirsi come si vuole, basta un paio di sandali e gli abiti più comuni.

Northcote è piena di negozi, di buoni ristoranti e c'è quasi sempre un mercato lungo i suoi marciapiedi: un'atmosfera molto londinese, ma non etnica.

Ideale per perdere una giornata, fare piccole spese e buttare l'occhio su qualche pezzo d'arredo (in foto un antiquario, credetemi, da urlo!), soprattutto d'estate con occhiali scuri e infradito (al Bank soprattutto, dove pallidi visi bianchi siedono controsole sorseggiando birra).

martedì 28 dicembre 2010

N° 10: Abney Park Cemetery

Della morte cerco di non avere paura, ma ci penso.

A Londra i cimiteri sono parchi, forse viceversa, le chiese sono circondate da sarcofaghi di pietra: dovunque riposano le polveri di vecchi cavalieri, di dame devote alla corona, ceneri di eroi e di "qualunque".

E a guardare, ogni volta che vado a lavorare, anche solo il cimitero di West Norwood a ridosso della fermata del treno e di fianco alla biblioteca pubblica penso sempre o quasi alla frase di Don Re, il mio indimenticato insegnante di greco, che ci spiegava Epicuro con uno dei suoi frammenti: "C'è la morte non ci siamo noi, ci siamo noi non c'è la morte".

E quello che gli eredi vittoriani dei celti hanno ritagliato lungo il profilo ondulato di Londra sono spazi verdi come l'Abney Park Cemetery a Stoke Newington: un ingresso a pilastri di egiziana retorica, le tombe che compaiono solo dove la natura non ha preso il sopravvento, la Anglican Chapel al centro del parco, vuota, diroccata e sconsacrata...

Poi per esorcizzare, una volta usciti da Abney Park, basta passeggiare lungo Stoke Newington Church Street e magari infilarsi nel The Blue Legume in cerca di un caffè.

lunedì 27 dicembre 2010

Postumi, vestaglie e top ten.

Passato il Boxing Day in compagnia di Gayle a mangiucchiare i gloriosi resti del giorno prima, non resta che scivolare nei postumi del natale, che significa televisione e libri, ma anche saldi.
Non certo come le migliaia di persone che ieri a Oxford Street hanno consumato un memorabile assalto ai negozi, nonostante lo sciopero della metropolitana, ma più pigramente e a turno andremo a colpo sicuro nei nostri negozi preferiti.

Pigramente perché, nonostante sia stato spesso apostrofato come vecchia pantofola (calva all'estremità), ho ricevuto in regalo dalla signora una confortevole e morbida vestaglia che indosso venticinque ore al giorno... con la quale non posso certo andare a fare shopping, ma che devo abbinare.

Come? Con nuove scarpe da camera e uso questo termine in quanto le babbucce, le pianelle (come dice mio padre) e le pantofole sono obsoleti retaggi di domeniche passate in tavernette arredate con dubbio gusto.
Basta dunque! ho puntato un paio di scarpe da camera dal costo spropositato e vi lascio indovinare lo stilista o meglio gli stilisti.

Cristiana mi ha pure regalato un pigiama, lei dice pigiama ma trattasi dei soli pantaloni, ergo: o io sono a petto ignudo sotto la vestaglia, cosa che può essere sexy mentre preparo la colazione e al tramonto, ma risulta volgare durante le ore diurne e serali, oppure lo completo con un set di maglie a maniche lunghe a tinta unita e senza disegni o scritte, a meno che i disegni e le scritte siano quelli di Vivienne Westwood, che -qui lo dico ufficialmente- intendo comprarmi.
In saldo e alla faccia della sobrietà. Considerato che le userò a lungo ammortizzo i costi e anche la solidarietà.

Tempo di saldi e di soldi insomma e quindi anche di futili e piacevoli riepiloghi.

Per esempio i dieci posti di Londra che più ci piacciono... uno per uno nei prossimi dieci giorni.

mercoledì 15 dicembre 2010

Chips chips chips

Confesso il mio incondizionato amore per le patatine. Banale, contradditorio finché si vuole, ma è così.
Sarà un retaggio dell'infanzia, il potere gustativo del glutammato, una qualche voglia repressa ma alle patatine non resisto, meglio, nemmeno la mia ipocondria resiste.

Oggi un pacchetto di patatine (anzi due) mi ha riportato il buonumore.
Portavo dal mattino addosso un certo tedio... l'insonnia, gli acciacchi del trentanovenne pelato e altre piccole fisime.

Dopo il lavoro dovevo andare in un ufficio del comune di Lewisham: un'ora di domande e documenti dentro la consumata cornice di efficienza britannica (e al piano seminterrato di un agghiacciante palazzo di trenta piani).
Monetizzare il mio benessere mi dà sempre un po' fastidio: mi sembra di essere denudato a forza, senza un briciolo di erotismo.
Ho risposto infatti di malavoglia, ma fingendo spigliatezza; dentro di me speravo che l'impiegata, tale Jackie, una volta congedatomi, si dimenticasse tutto di me.
Che cosa si può ricordare di un cittadino al di sopra di ogni sospetto dentro queste scatole moquettate ed illuminate dai neon? Nulla. Qui una faccia è uguale all'altra.

Jackie mi fa uscire dalla porta retro; sono le cinque l'ufficio è chiuso, decido di tornare a casa a piedi, un po' lunghetta ma magari il tedio passa.

Percorro Evelyn Road e mi infilo in uno store cinese e in mezzo ad altre meraviglie, bustine colorate, surgelati giganteschi, piccoli amuleti e medicine allo zenzero, trovo gli spaghetti di riso al the verde e una gelatina sempre al the verde.

Esco con un accenno di sorriso, mentre inizio a produrre ricette mentali, il cervello medesimo stesso accende lo stomaco o forse viceversa: stimolato dai colori dei cibi d'oriente entrambi i miei organi chiedono tra un tremito di neuroni e un gorgogliare di acidi... le patatine.

Senza indugio mi trovo nel negozio quasi a fianco del cinese, mi guardo però attorno un po' perplesso.
L'indiano che sta dietro al bancone è completamente protetto da un vetro antiproiettile, l'unica cosa che posso comprare senza doverla indicare sono proprio le patatine. Ne prendo due pacchetti.
Appena fuori dallo spaccio della base di Guantanamo inizio a sgranocchiare prima quella al gusto di "sale grosso e aceto", poi quelle al sapore di "bistecca alla fiamma" (quest'ultime in testa nella classifica provvisoria)... ora indubbiamente sea salt and vinegar e flamed steak flavour suona meglio in inglese. In Italia chi si comprerebbe patatine al sapore di bistecca alla fiamma? a parte me ovviamente.

Attraverso la suburra di Deptford con le dita unte ma con un certo ottimismo che, guarda caso, è il sale della vita.

domenica 12 dicembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 39.10

La cuoca Nicola (accento sulla a) è solita mettere in un pentolino dell'acqua fredda una manciata di fusilli, accendere a fiamma alta e uscire dalla cucina per poi ritornare venti minuti dopo, scodellare il tutto e condire le fisarmoniche con una cucchiaiata di maionese e o di tonno e voilà: il casco di vesciche biancastre è pronto! evviva la pasta!

Ho visto tutto il contenuto di una lattina di fagioli finire dentro un riso in cottura, ho visto torte insapori con profili gommosi e poteri rimbalzanti, cavoli stracotti, broccoli pallidi; ho visto spaghetti nuotare nell'amido come anguille disperate, salsicce affogare in brode rossicce; ho visto cosce di pollo seccarsi al forno, purè patate morbide fuori e croccanti dentro; ho visto besciamelle improvvisate, kili di carne trita al gusto di lasagna (in crosta)... neanche per un solo minuto ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e tantomeno raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.

Sono stato testimone oculare di questi scempi nell'asilo dove fino a pochi mesi fa lavoravo, scempi, che non finivano nello stomaco della sola cuoca, ma, cosa ben più grave, diritti in quelli dei bambini.

Nicola (accento sulla a) candidamente ammetteva di non mangiare nessuna verdura, di trovare disgustose le zucchine, i broccoli, i finocchi e le melanzane, non assaggiava niente di quello che cucinava e passava molto tempo a chiacchierare nella staff room, ricette nuove non si vedevano: menù settimanali sempre uguali tutto l'anno. Lei si nutre e nutre e le va bene così.

Da queste disgrazie culinarie ho imparato non solo il significato della parola passione ma anche quanto siano benedette la maionese, le salse glutammate e le gravy: aiutano infatti a far mangiare tutto quello che accompagnano.

La pasta, per tornare a noi, continua ad essere una vittima illustre, eppure che ci vuole a cucinare un piatto di pasta!? concediamo pure che quelle che per noi sono abitudini scontate per altri... però a parte Nicola (accento sulla a), forse le ragioni vanno cercate indietro nel tempo.

Mi è capitato tra le mani un ricettario degli anni trenta, Economical Cookery di Mrs D.D.Cottington Taylor, una Bibbia per le casalinghe dell'epoca: cinquantadue menù settimanali e tanti utili consigli.
Ad un certo punto compare una ricetta: fish and spaghetti pudding.
Ora il pudding in inglese è "una massa solida ottenuta dalla miscelazione di vari ingredienti", "un pasticcio o anche una torta, oppure cotto al forno o bollito, e si consuma sia come pietanza principale sia come dessert" (Wikipedia).
In italiano budino deriva da pudding, per fortuna nostra nella sola accezione di dolce.
La ricetta di Mrs Cottington Taylor è la seguente:

Ingredienti: un kilo di merluzzo, duecento grammi di spaghetti e poco altro.
Fare un brodo di pesce con le ossa di un merluzzo e aggiungere prezzemolo alloro sale e pepe; fare bollire e poi riposare per un quarto d'ora.
Nel frattempo spezzare a metà (aaaaaaaaaahhhhhhhhhh!!!) gli spaghetti, tagliare mezzo chilo di pomodori ed una cipolla finemente, grattugiare del formaggio (non importa quale). Mettere uno strato di spaghetti sul fondo di una pirofila da forno e aggiungere i filetti di merluzzo, i pomodori, le cipolle ed il formaggio. Fare più strati. Rovesciarvi sopra il brodo di pesce, deve coprire tre quarti del pudding. Mettere in forno a fuoco moderato per un'ora.

Poi mangiare e sperare in un ottima maionese.

Poco più in là gli spaghetti milanaise... non sapevo esistesse la versione milanese, ovvero con besciamella prosciutto o lingua... a parte questo, Mrs Cottington Taylor dice di cuocerli in acqua salata per venti minuti o fino a quando sono teneri... Aiuto.
Buona settimana di appetiti.
Il fra (con l'accento sulla a)

venerdì 10 dicembre 2010

Frapianto di capelli

Mentre gli studenti protestano a Parliament Square, Camilla ed il babbione, o Carlo e la babbiona, si fanno gavettonare (qui) a Regent Street, io decido di farmi un Frapianto di capelli...

Una reazione personale.

Ho letto infatti che, in occasione di voti importanti ai Comuni (la Camera dei deputati inglese), se un deputato della maggioranza si trova all'estero a rappresentare il Paese, la maggioranza può chiedere al partito di opposizione di non fare votare un suo deputato per compensare l'assenza! Tale accordo si chiama Pairing (chiedere il pareggio).

No comment, anzichè cascare i capelli mi sono cresciuti. Show down, show off.
Sciò!

mercoledì 8 dicembre 2010

Le rivelazioni di Leek: Queen Soup

Si potrebbe scrivere a lungo sulla verdura che non ha molta fortuna a tavola e che viene ignorata, tanto più in un paese dove non si cucina come l'Inghilterra.
Nel regno del take away dal liceale al professionista ci si butta nel primo deli e alle tre del pomeriggio ci si unge le dita con alette di pollo fritte e patatine sudate d'olio o si aumentano le carie con disordinati cioccolatismi da passeggio.
La quantità di corpi deformati dal grasso, di pance a mappamondo e di fianchi splafonati è tale che perfino al governo di Sua Maestà è ben noto il problema dell'obesità, sconcertante quando riguarda i bambini. Un quarto della popolazione è obesa, come ricorda un articolo de Il Corriere della Sera di oggi.
Il cibo costa poco, la birra pure, il tempo non c'è e la tavola è solo un elemento d'arredo dove appoggiare moccoli di sandwich e tazze bisunte.

Verdure, queste sconosciute.
Il porro, detto leek, appartiene alla categoria: ignorato, sebbene impacchettato per coppie di due, ma estraneo ed in costante declino... compare già tagliato in sacchetti in mezzo ad altre verdure per lo stir fry, nel qual caso offre non più che un gusto di cipolla.

Il porro invece è ben di più.
Certamente sostituisce la cipolla, anche senza spegnerlo troppo profuma, pertanto il porro non va soffritto ma aggiunto all'olio poco prima di qualunque altro ingrediente.
Si lascia tagliare anche per il lungo in fili sottili a mo' di spaghetti, poi si usa tutto dall'estremità in poi: il piccante è nel verde, la cipolla nel bianco.
Va sfruttato l'effetto papiro: se si svolgono all'esterno, i fogli (meglio di foglie) del porro si posso usare per coprire e riboccare pesci o carni cotti al vapore o al forno.

La zuppa Queen Soup* svela in realtà le proprietà del porro, le lenticchie rosse servono a colorare e riempire.
Si fa un soffritto di olio d'oliva con due porri tagliati tutti da cima a fondo, una punta di paprika dolce una punta di zenzero in polvere e un rametto di rosmarino.
Intanto staccare con amore chirurgico tre fogli da ogni porro e metterli da parte; preparare un brodo vegetale, ma anche di pollo se non si hanno pratiche troppo vegetariane.
Quasi al primo sentore di essenza di porro nell'aere, aggiungere le lenticchie rosse, una manciata abbondante a commensale: le stronzette infatti tendono a gonfiarsi e prevaricare.
Una volta fatte scotticchiare qualche minuto, versare una scodella di brodo a testa.
Seguire la cottura, quando le lenticchie iniziano a perdere un po' di colore, tagliare a spaghetti fini i fogli di porro e aggiungerli alla minestra, far cuocere cinque dieci minuti e spegnere. Spenta la zuppa spremerle sopra un mezzo limone.

Nelle ciotole sgocciolare sul fondo l'olio d'oliva, poi gherigli di noce pestati, un po' del verde del porro e infine versarvi la zuppa.

Ideale con amici, da evitare con conoscenze occasionali, la Queen Soup è un piatto unico e nutriente e va accompagnato con un tagliere di formaggi e del pane grezzo, ma anche stantio.
Vino rosso senza pretese.
A chiudere, della crema pasticciera tiepida o della frutta secca, entrambe se l'essere sazi sembra una virtù e non un vizio.

*traslitterazione di Zuppa Quaregna, dal nome di un ospite a cui per primo la cucinai e che dichiarò non troppo amore per lenticchie e porri. Non potendo filtrare la zuppa, finì con il bersela di malavoglia. Gli altri commensali gradirono e per contrappasso e a futura memoria fu Zuppa Quaregna.

lunedì 6 dicembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 38.10

Ora che il mio sacrosantissimo sedere può fare coordinate e continuative abluzioni sul bidet e non più pornografiche contorsioni sulla vasca da bagno, il mio cervello per il principio dei vasi comunicanti è consapevolmente più rilassato. Mi sento a casa e coltivo le abitudini come promiscui gatti di razza.
Le news della BBC One per esempio vanno in onda alle sei del pomeriggio, presto per un italiano, ma fanno da spartiacque tra informazione ed intrattenimento e da orologio per i minori: dopo le news si cena e poi i bambini vanno a letto.

La settimana appena trascorsa è stata disastrosa per la povera Albione, in ginocchio per la neve: pochi centimetri a Londra, ma sufficienti a paralizzare i treni e gli aeroporti. Ci si chiede come mai Gatwick per esempio vada in tilt così facilmente e come facciano in Svezia a tenere puliti gli aeroporti in condizioni ben più severe.

Sono stato decine di minuti alla stazione di New Cross Gate ad aspettare il mio treno per West Norwood senza alcuna informazione: si saliva sul primo treno che passava, stipato di gente, mentre gli addetti muniti di radiolina a voce urlavano le destinazioni, fino a quando il traffico è stato sospeso.
Mi è andata meglio dei trecento passeggeri che hanno passato la notte sul treno dalle parti di Three Bridges in West Sussex.

Al lavoro poi ci sono andato a piedi e su un lentissimo autobus locale, il P13, che aveva il non deprecabile pregio di mostrare i village di Londra nell'incanto di una nevicata memorabile.
La capitale bloccata da un nevicata di quindici centimetri, poi ghiacciatasi... scuole chiuse, uffici semichiusi. Come è possibile? Ci si chiede se qualcuno si sia guardato le previsioni del tempo.
La rete londinese non è pronta per reggere l'urto del gelido inverno, deludente per una grande città.
Tutto il Paese isolato ed il governo che consiglia di non usare la macchina se non strettamente necessario.

Su Twitter circola una battuta: "So what if Russia stole the World Cup from under our nose. Wait until they go home and they realise we've stolen their weather".
Perché l'altra cosa della settimana che gli inglesi non hanno digerito è la trombata di Zurigo, dove è andata malamente* in fumo la candidatura ai mondiali di calcio del 2018.... nonostante i diciotto milioni di pound spesi e la presenza del principe William, di David Cameron e di David Beckam, la reginetta del gossip britannico.

A scaldare gli animi della stampa britannica è stato, tra gli altri, un reportage della BBC One. L'emittente pubblica ha mandato in onda con il suo programma settimanale d'inchiesta, Panorama, una puntata dal titolo Fifa's Dirty Secrets, fornendo prove sulla corruttela tra i membri della associazione calcistica mondiale. Alla vigilia della decisione sulla candidatura, la tempistica della puntata è stata per alcuni inopportuna, ma per certi versi salutare.

Nessuno è innocente, ma è sembrata una buona prova di informazione del servizio pubblico: la vittima diventa la Fifa e non l'umiliata Inghilterra; un fondo dell'Independent titola: Una sconfitta, di cui però possiamo andare fieri**.
Sarà... stupisce però la maturità e la complessità della discussione fatta dal servizio pubblico, che non guarda in faccia a nessuno; un vero servizio pubblico, nel senso più esteso e nobile del termine, una scoperta per me, o forse una conferma.
Memorabili la serie (oggi su youtube caricata dalla BBC) di Adam Curtis The Trap: What Happened to Our Dream of Freedom, critici con il governo Blair, ancora in carica al momento della messa in onda.

Non manca certo la tivvù trash e commerciale... ma siamo anni luce dai leccaculismi, dalle risse, dalla parzialità della Rai, di tutta la Rai, Tele Kabul compresa.
E poi c'è Miranda, un telefilm in onda ogni lunedì alle otto e mezza su BBC Two, un donnone troppo alto e goffo per essere sexy, Miranda sa di essere brutta, ma è un turbine di intelligente simpatia, lei mi piace molto... sempre tivvù pubblica ma divertente.
Il fra
*due voti su ventidue, di cui uno del membro inglese, una vera umiliazione.
**Lo stesso giorno The Independent titola a tutta pagina: Un giorno a due metà. In alto la faccia di Blatter e "La Russia ospiterà la Word Cup, mentre la candidatura dell'Inghilterra ottiene solo due voti", in basso la faccia torva di Putina e "Wikileaks pubblica le accuse americane a Putin che fa accordi con Berlusconi". Cattivi e perfidi questi inglesi, anzi stalinisti!

venerdì 3 dicembre 2010

Hayward Gallery, Move

Se come una improvvisa via di uscita comparissero degli anelli appesi al cielo, ci libereremmo con un leggero scatto di tutto quello che non va.

Buon fine settimana da una Londra innevata, mentre il continente continua ad essere isolato.

mercoledì 1 dicembre 2010

Tandoori Masala

Una busta di cento grammi di tandoori masala per 79 pence e mi sembra di avere in mano l'ingrediente magico: un misto di spezie* (masala) dall'intenso colore rosso, qui recuperabile un po' dovunque, in Italia solo nei negozi gestiti da indiani.

Ideale per il pollo, al tandoori appunto, una ricetta indiana che devo a Kam Chana.

Certo... la carne di pollo non ha particolare appeal, noiosa e senza gusto e pure un po' sfigata; nelle occasioni che contano è difficile trovarla servita su una tavola italiana.
Il pollo infatti è un cibo da bambini, che dopo prolungata bollitura fa quel brodetto somministrabile anche ad ipocondriaci e convalescenti, ideale se accompagnato da un riso pallido, appena sbiancato da un noce di burro.
Si fa più figura forse nella versione completa di carcassa oppure bello unto arrostito allo spiedo e comprato nei mercati rionali.

Il tandoori invece dà una possibilità alla carne di pollo, a pezzetti, a strisce o scubettata da un petto, alle coscette, addirittura alle alette... insomma nobilita.

Ecco come: si lascia marinare una notte un pollo fatto a pezzi e senza pelle in mezzo chilo di yogurt bianco (tipo il greco) e tre cucchiai generosi di spezia.
L'indomani si mettono i pezzi nel forno avvolti nella stagnola in una teglia per un'ora circa a quasi duecento gradi e poi, spacchettati, sulla griglia finché s'abbrucicchiano.
Chi non regge lo yogurt o è allergico al lattosio, può lasciare la spezia affogare nell'olio di semi per una decina di minuti in una capiente padella, poi a fiamma alta getta la carne di pollo. In quindici minuti i pezzi di pollo s'arrossano della spezia e sono pronti.

Accompagnato dal riso (nero o basmati) o da verdure come taccole, fagiolini o peperoni verdi, (listati ma non a lutto), il pollo al tandoori diventa un piatto unico di effetto e di sostanza.

*Coriandolo, fieno greco, chilli, pepe nero, aglio in polvere, cassia, cannella, cumino, zenzero, cardamomo... insomma tutto o quasi

lunedì 29 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 37.10

Una Giulietta Alfa Romeo rossa di metà anni novanta usata, un pakistano alla guida, i due figli e la moglie dietro e sul sedile di fianco ... non posso che esserci io!
Si va insieme a fare la spesa per la cucina dell'asilo dove lavoro come cuoco; Tarik e Sumaira sono i miei nuovi capi.

Si vince un certo imbarazzo parlando della cucina italiana e della Ferrari, argomento quest'ultimo su cui ammetto di essere impreparato tra lo stupore dei due figli teenager, che conoscono pure la Fiat, Montezemolo e ovviamente la Formula uno.
Sulle loro facce un'espressione tipo "come è possibile che non sappia nulla?" sulla mia faccia un'espressione tipo "ci manca Montezemolo e la Ferrari..."

Saliamo in macchina ed è come catapultarsi a metà degli anni novanta: freddo polare, riscaldamento al massimo per spannare i vetri, panno pulente, sedili in pelle sfondati, ripresa lenta, e dopo cinque minuti di phon, caldo tropicale.
Io in cappotto e sciarpa sto sudando ed accuso malessere, ma arriviamo al Sainsbury's di Sydenham appena in tempo per una gelida boccata d'aria.
Dopo un'ora di spesa tra datteri spezie patate e surgelati (disposti in ordine nel carrello per essere impilati in ordine nel bagagliaio della macchina) mi accompagnano alla stazione del treno e ci salutiamo.

Un po' frastornato penso agli arabi ed ai musulmani che ho incrociato nella mia vita ed un po' più concretamente a come posso fare a cambiare le abitudini alimentari dell'asilo: nuovi menù, l'olio d'oliva che sono riuscito a far comprare, le spezie, i piatti mediterranei, la frutta... per il parmigiano devo aspettare ancora un po': mi tocca continuare ad utilizzare il cheddar cheese, un pallido emmental delle fattorie di Sua Maestà.

C'è molto da fare: in una città con una tale disordinata cultura alimentare per uno strano paradosso i menù degli asili sono abbastanza ripetitivi e di fatto sono per adulti, per niente adatti ai bambini.
Poi c'è il problema delle allergie: al lattosio, ai legumi, al formaggio, agli spinaci, al glutine, poi ci sono i vegetariani. Imporre ad un neonato una dieta vegetariana è un errore dei genitori, perché la dieta alimentare di un bambino deve essere la più varia possibile, ma variare non è semplice.

Sono passato così da una manager anglosassone come Cher ad un signore musulmano che in due anni ha trasformato la propria casa in un asilo con 45 bambini e quindici persone di staff, tra cui appunto il cuoco.
Difficile dire che cosa ci sia di musulmano a parte la fisiognomica e l'avversione per la carne di maiale nei menù. Un tributo alla pigrizia più che al Corano: come nel caso del latte vaccino o dei legumi, a chi non vuole la carne del maiale si può cucinare quella di vitello, ma tant'è! allo sporco quadrupede nessuna chance, niente prosciutto crudo e cotto e derivati, invece sì alle gravy sauce, addensanti chimici per condire i piatti di carne.

Intanto mi chiedo se la convivenza con persone di culture tra loro distanti ci restituisca un diritto di cittadinanza diverso o se invece acuisca di più la nostra originaria identità; se sia Londra ad offrire questa opportunità, se la città (la sua urbanistica, la sua varia umanità) ci offra la possibilità di evolvere verso altre identità non subito riconducibili ad una sola nazione, ad una sola cultura.
Come se i nostri nomi, i libri sugli scaffali, la lingua parlata in casa, diventassero le sole tracce originarie di un' identità altra e diversa.

So che tutto questo è in qualche modo contro corrente o forse semplicemente fa meno rumore di chi sbandiera la propria identità con orgoglio nazionalista, o con fervore religioso.
Rifuggo di natura dai proclami, preferisco libere chiacchierate attorno alla tavola.

Qualche giorno fa ho attraversato Troutbeck Road, diretto al tredici bi, a casa di Manali e David. Asmite, la madre di Manali, mi ha insegnato a cucinare il Pohe, un piatto indiano a base di fiocchi di riso, che si mangia fin dal mattino, nutriente, speziato e semplice.

Ad un certo punto Miro si è svegliato, ha quasi sei mesi. Miro è un nome che si pronuncia allo stesso modo in indiano italiano finlandese e inglese, le diverse origini dei genitori.
Miro, un nome che più che raccontare il passato parla già del futuro.
Il fra
*interessante il reportage del Guardian sull'afgano che per nove mesi all'anno fa il taxista a Londra e per gli altri tre torna in patra e da talebano combatte l'invasore inglese.

mercoledì 24 novembre 2010

His Girl Friday

Dunque i due si sposano il ventinove aprile, dico William e Kate... non che la cosa mi riguardi più ti tanto.
Un po' come l'oroscopo: non mi interessa ma lo leggo. Delle cose superflue poi tendo sempre a specializzarmi.

Quindi venerdì ventinove aprile sarà bank holiday: non si lavora... poi c'è il primo Maggio e, dato che cade di domenica, si sta a casa il lunedì. Windsor Long Weekend!

Credo sia un'abitudine inglese quello di far godere di lunedì le festività che cadono nel weekend... comunque, il bello di vivere in una monarchia è che festeggi le nozze, i compleanni , le ricorrenze dei componenti la famiglia reale.

Nelle repubbliche invece si festeggiano eventi storici che non si rinnovano e non suscitano il benché minimo pettegolezzo: nel nostro caso il due giugno, il venticinque aprile...
Feste che non hanno nessun appeal.

Ovviamente attirano di più le nozze di un giovane rampollo di sangue reale, pieno di soldi e glamour.
A volte abbiamo bisogno della felicità degli altri.

Pop-culture

Jacopo: mamma, però non mi hai ancora comprato la luce per leggere a letto!
Cri: hai ragione, sai cosa facciamo? Chiediamo a Babbo Natale di portarne una bellissima!
Jacopo: ma io non voglio quella di Babbo Natale, voglio quella di Tom&Jerry!

Infatti

martedì 23 novembre 2010

Perfume di Londra

Mi infilo al Buenos Aires per gustare il cafè buenos aires, un mocaccino ricoperto di panna fresca e cacao in polvere in un bicchierino trasparente olè... senza rinunciare ad una empanada di caprino e spinaci e alla lettura del giornale.

Manca solo in sottofondo la voce roca di Adriana Varela che canta Perfume e potrei anche essere in qualche bajo fondo, intossicato dal mate e da un giro di tango.

Arrivo all'una di una domenica in cui sarei stato il pallido contenuto di un pigiama nero di cotone e di una vestaglia (stavolta sì lavata di fresco con il perfume dell'ammorbidente)... ma con uno scatto cambio d'umore, esco di casa ed arrivo a Greenwich.

Qui, a Greenwich dico, durante il fine settimana è meglio evitare la calca del mercato coperto e passeggiare con un certo scazzo, inoltrandosi nella parte est del village, infilando prima un mercatino dell'usato poi Royal Hill e attraverso King George Street entrare quasi non visti nel parco.

Poi una puntata al mercato coperto, dove Lella non è molto contenta di come vanno gli affari. Noi si dimentica tutto o quasi bevendo un caffè espresso, che da Paul Rhodes è proprio un caffè espresso.

lunedì 22 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 36.10

Dovrei probabilmente scrivere del fidanzamento tra William e Kate, tra un reale ed una commoner, dell'anello di Diana che lei ha al dito come pegno d'amore.

Dovrei, più seriamente, scrivere del dibattito circa la opportuna sobrietà del matrimonio, che si terrà la prossima primavera in una data non troppo prossima al compleanno della regina Elisabetta e alle festività di Pasqua, l'impatto mediatico ed economico dell'evento, il conio di nuove monete, la produzione di stoviglie e ceramiche ad hoc.
L'opinione pubblica chiede addirittura che il giorno del matrimonio diventi festività nazionale (bank holiday): insomma il tutto sembra una rinfrescata alla monarchia, una vera e propria macchina da soldi che si incepperebbe se quelle due impresentabili facce da pantofola di Carlo e Camilla diventassero sovrani. Largo ai giovani insomma e largo al denaro, che se speso con parsimonia, distrarrebbe dalla crisi e dai tagli.

Dovrei piuttosto regalare a qualche amica affamata di pettegolezzi reali la mug con le iniziali dei due piccioncini perché da sempre i Windsor interessano più dei Savoia, ma non mi posso fermare alle prime pagine dei giornali e dei tabloid... meglio (!?) andare oltre, alle pagine degli esteri: dove invece impazza Lui.

Su Metro, una pubblicazione distribuita gratis nella rete di trasporti londinese, Lui è Berlo, settantaquattro anni, faccia sorridente ed aria ammiccante, nel riquadro sotto la statua di Marte e Venere, appena fatte restaurare da Berlo in persona, completando le mani di lei e attaccando il pene a lui.
Ma si sa che i tabloid prendono per il culo un po' tutti, regina Elisabetta compresa, per cui sorvolo: trattasi di lettura mattiniera prelavorativa di puro intrattinimento.

Sul Times e sul Guardian, Berlo diventa Berlusconi e la cosa si fa seria.
Non mancano certo gli articoli sul pene (della statua) di Marte, sulle pene di Venere, sulle telefonate in questura, sulle accuse di mafia che piombano sul suo entourage, su avvocati corrotti, sulle leggi ad personam, sul potere dei media, ma la domanda principale è: come è possibile che Berlusconi sia ancora al potere? perchè gli Italiani lo votano? Quando e come se ne andrà? e soprattutto! che cosa accadrà dopo?

Tobias Jones* fa una spietata analisi dell'italianità di Berlusconi in un lungo articolo apparso sul Guardian martedì sedici novembre: in un paese normale anche solo la più risibile delle accuse ed il meno rilevante dei fatti penalmente accertati avrebbe tolto Berlusconi dalla scena politica per sempre. Ma agli italiani piace il suo sangue caldo ed il fatto che Lui non lo nasconda.
Jones cita la legge del governo italiano contro la prostituzione e dice che è "come se un insegnante alcolista dicesse agli studenti di non bere la coca cola".
Avere un comportamento esemplare in un paese normale sarebbe una virtù, assecondare le di lui abitudini sembra proprio una collettiva ammissione di complicità. Insomma perdoniamo chi ci assomiglia.
Noi italiani amiamo lo stile, lo charm e la seduzione e Lui le incarna perfettamente, nonostante il suo feudale e patriarcale bigottismo.
La battuta sui gay non ci scandalizza piuttosto ci fa sorridere, chi infatti vorrebbe mai un figlio gay? meglio conclamare una certa debolezza per il gentil sesso.
Insomma Lui ha trasformato l'Italia "into a complete joke" (in tivvù il Nostro è pure bersaglio di molti comici britannici).
La scusa del potere mediatico della famiglia Berlusconi è per Jones relativa: insomma siamo noi che lo vogliamo e poiché lo vogliamo, è difficile sbarazzarsene. Dopo di Lui il vuoto, anche per via di una inesistente e afasica opposizione.
Deberlusconallizzare
l'Italia sarà un drammatico ritorno alla realtà, dopo venti anni di lavaggio del cervello. Serve per svegliarci, la catastrofe di una crisi economica?

Non è bello leggere queste cose, poco importa che le si condivida in tutto o in parte.
Da tempo mi guardo sempre un po' intorno quando apro il giornale, so che la pagina dieci implacabile mi aspetta al varco: ma l'immagine dell'Italia è quella di un paese senza bussola, in crisi, ma che se ne fotte altamente.
Una tragicommedia che diverte, ma che preoccupa, perché l'Italia è comunque un paese molto amato e gli inglesi non si astengono dall'osservarci e dall'interpretare la nostra storia contemporanea.
Che ci piaccia o no.

A parte la nostra, mia e di Cristiana, cronaca familiare, il blog serve per vedere meglio e fare confronti; tacere non possiamo, nemmeno dalla nostra privilegiata posizione: qui la politica, il senso civico e l'impegno sociale, financo il servizio pubblico sono semplicemente molto migliori dei nostri; che il tempo sia troppo variabile, gli inglesi puritani e rigidi come pali, la cultura gastronomica inesistente ed orrida, non cambia di molto il mio giudizio.

Dopo undici anni di Thatcher e dieci di Blair, l'Inghilterra è molto cambiata, ora affronta una crisi economica seria ed un debito pubblico tra i più elevati d'Europa.
Il primo ministro dichiara tagli draconiani e non si cura della impopolarità; il dibattito sui giornali e nella pubblica opinione è serio, talvolta drammatico, gli studenti inglesi per esempio reagiscono, anche violentemente.
Tra il dire e il fare però, nella perfida Albione, c'è poco margine.

Nel basso impero regnano invece le parole e, se ben dette, le parole hanno un innegabile magnetismo, ma lasciano i problemi esattamente dove sono e i problemi che non si affrontano si ingigantiscono.
A scapito di noi, che sembra non ci accorgiamo di nulla, gossip a parte.
Il fra
* Qui l'intervista (in lingua italiana) a Tobias Jones.

mercoledì 17 novembre 2010

post n°448

Ieri è stato il mio primo giorno di lavoro.
Ancora un inizio, l'ennesimo.

Mio padre direbbe (ha già detto, lo dirà) che sono sprecato e che faccio lavori miseri: prima il cameriere e adesso, a Londra, il cuoco. Si chiederebbe dove sia finita la mia laurea*.

Ma mio padre non c'entra, almeno per questa volta c'entro soltanto io: ho i brividi e non per il freddo.

Traballo, chiedendomi se ho ancora voglia o se la mia proverbiale pigrizia prenderà definitivamente il sopravvento, se è meglio arrendersi al senso del dovere o sfidare le abitudini altrui e cambiare, con le abitudini, le persone e i luoghi.

A metà tra l'ambizione di lasciare tracce e la paura del passaggio in ombra.

Tremo al varco di questa lunga serata, che cala presto e non ha nemmeno l'alibi della malinconia. Una cosa cercata come un nuovo lavoro è, in questo preciso momento, un'avventura che non mi va di affrontare.

Ho la fortuna di conoscermi bene, di guardare al passato soltanto per raccontarlo, in pochi casi per dimenticare e, a parte qualche vittima su cui, con l'arma dell'indifferenza, ho troppo infierito, non ho rimpianti. Rifarei quasi tutto.

Ma adesso ho paura del futuro, sono fragile.

Non mi aggrappo a nessuna sporgenza di muro, piuttosto mi lascio andare in una direzione improvvisata, perché per quanto voluta e calcolata sia la mia vita qui, oggi sono (come) un pezzo di carne fuori dal frigo, esposto e disperso.

Non ho voglia di ri-cominciare; "cambiare fa bene" è una frase che oggi non mi piace.
Mi intrappolo da solo: l'impressione di essere a pelo d'acqua, uno stanco castoro pelato in uno stagno dove non si vede il fondo.

Dove vado? che cosa faccio? cucina, moda, arte, scrittura?
Troppo! a che mai serve essere così eclettici?! tutto questo per chi e per che cosa?! e che cosa lascio?

Domande, le stesse da anni.

* incorniciata nella sua camera da letto

martedì 16 novembre 2010

Bernarda e calzini di un'altra generazione

Veruno, domenica quattordici novembre ore dodici circa

Io: Ti piace il vino delle Conti*?
Papà: Mmm è un po' troppo forte, preferirei la bernarda
Io: Alla tua età la bernarda? non so se preoccuparmi...
Papà: Ma va'... è dolce!
Io: Credo che la bonarda, papà, sia più dolce della bernarda
Papà: Ordinerò la bonarda allora.
*****
Troubeck Road, London, 3.00 pm

A man collecting money in support of a charity rings the bell.
Cristiana opens the door and talks to the men, at the end he says:
-Are you italian?
-Yes, how do you know?
-Because of your accent... and your socks!
*****
Troutbeck Road, London,9.00 pm

Luca Biasetti
in visita, dopo cena parliamo della situazione politica:
Cristiana: ...in Italia i giovani come noi non si impegnano molto nel sociale ...
Luca: Sì vero, ma voi siete di un'altra generazione.

Silenzio.
*da tempo adoro le sorelle Conti, che fanno un ottimo vino, il rosso delle donne poi..., e ho contagiato mio padre abituato a beveraggi posticci e postali con gadget in omaggio.

lunedì 15 novembre 2010

L'Ora del Meridiano di Greenwich 35.10

Sono all'interno del check in di Malpensa due a ripassare un intero fine settimana.
Difficile. In presa diretta infatti le emozioni deragliano e confondono.
Ma voglio scrivere a caldo delle cose che capitano, quando capitano.
Come fosse la mia gita al faro, come la giornata di Ms Dalloway che si compra dei fiori... non è forse questa le lezione di Virginia Woolf?! vedere da vicino la vita quotidiana e raccontarla, leggervi i pensieri propri e degli altri, nell'ordinario scorrere dei giorni?!

Qui al gate E25 per London Gatwick 18.15, sono pochi i turisti: ci sono gli habituè inglesi e gli italiani residenti all'estero; non c'è il nervosismo caciarone del volo d'andata, ma una specie di informale e pragmatica malinconia. Che noia!

All'andata, l'altro ieri, la signora italiana accompagnata dalla figlia in carriera che caracolla verso il sedile come una piantana spiombata e lamenta una stanchezza cronica (tre giorni a Londra hanno completamente disfatto la brianzola), al decollo già russa spalancando la bocca e ad intervalli regolari la settimana enigmistica le scivola ai piedi, poi si sveglia dice che ha fame e la figlia, sempre più stronza, non smette di apostrofarla.
Nel frattempo la chioma bianca e riccia dell'elegante signora inglese seduta di fianco scivola addormentata sulla mia spalla, la trattengo prima che mi caschi in grembo in un'imbarazzante fellatio aerea, lei si risveglia e riprende la lettura del Financial Times.
Intanto lo stewart schecca in continuo circondato da hostess, che hanno non solo vitini ma anche culi da vespa.

Arrivo in via Grazioli, zona Maciachini, Milano che imbrunisce: ad angolo una vecchia ferramenta, la vetrina spoglia di una panetteria, illuminata da un solo neon.
Entro, una donna dal viso rotondo e dentiera bianchissima mi dice: "ho ottant'anni giovanotto, abbiamo fatto appena i cinquant'anni al negozio, guadagniamo per vivere, i muri sono nostri...", alle pareti i vecchi contenitori in formica, sul retro seduta al tavolo la figlia mi guarda.
Katia mi recupera nella libreria a fianco, l'albero del riccio, e mi porta nel suo studio, parliamo di progetti: non ci vediamo da due anni e vorremmo provare a fare di nuovo qualcosa insieme.

A mezzanotte sono a Veruno, entro in casa: "Ehi, sentiallora lacaldaiapartepoisiferma, noncapisco... comunquenonfafreddo".
"Ciao papà" rispondo, lasciando Edipo fuori dalla porta e declinando l'indulgenza come fosse una virtù.
Salgo in camera, sul materasso saltellano felici i pinguini; la caldaia funziona, bastava solo regolare il termostato... mi infilo a letto con il cappotto e non chiudo occhio.

Il giorno dopo si va in pizzeria, la solita da sempre, perché papà non concepisce il cambiamento: il Gallo Verde è un pianoterra verandato di un'anonima palazzina anni ottanta, l'interno arredato come l'atrio di un multi sala su un pavimento da piscina.
Lui da vent'anni ordina il fritto misto, patatine e birra, io cerco di finire la pizza, comunque discreta. Gattico è uno di quei paesi che la tangentopoli nicolazziana ha trasformato in un'accessoriata piccola metropoli, a Veruno imperversano le case a schiera, ma secondo papà: sei tu che ti lamenti sempre.

Sabato la cena con gli amici, il tempo non sembra essere passato ma è passato: beviamo molto di più di quello che mangiamo, parlando di vite fortunate, di libri, di film visti al liceo, eccetera eccetera eccetera.
Per un sera siamo noi, poi torna la domenica: ci sono i figli da andare a recuperare, la passeggiata da fare, la partita di rugby da giocare e, nel mio caso, il check in e due ore di attesa.

E' il momento dell'imbarco, in fila, guardando la gente di questo volo domenicale, mi convinco anche io che la felicità sia noiosa.
Il fra

sabato 13 novembre 2010

Sleeping bag

Una delle cose che mi piacerebbe fare qui a Londra.... è aprire un negozio in cui vendere solo eco-borse, ovvero borse create con materiali riciclati o come parte di progetti sociali o artistici. Io adoro le borse e se poi acquistandole compio anche una buona azione...beh cosa volere di più?
Ieri sera, per esempio, una mia amica portava una Sleeping Bag. Creata da un gruppo di designer in collaborazione con lo Zetter Hotel di Londra, la Sleeping Bag è fatta con le lenzuola riciclate. Bleah, diranno i più. E invece no, bellissima, morbida e chiccosa! E quasi quasi me la compero anche io...

Volete sapere quali altri borse venderei nel mio 'negozio'?
Beh, certamente le classiche Freitag fatte coi teloni dei camion.
Sicuramente le Carpet Bag fatte reciclando vecchi tappeti (le adoro!).
Probabilmente quelle fatte coi billboard pubblicitari dei cinema.

E poi forse qualcuno ha qualche altra idea?

venerdì 12 novembre 2010

400 Women
























Ieri sono andata a vedere...
Quattrocento donne, duecento scomparse o uccise negli ultimi anni nella sola Ciudad Juarez, in Messico, duecento le artiste invitate dalla curatrice a partecipare al progetto. Ad ognuna delle artiste è stata data la fotografia con il nome (ma spesso solo il nome) di una delle vittime della violenza a Juarez e le è stato chiesto di farne un ritratto, e in qualche modo di 'diventare' quella donna nell'ambito del progetto e di fronte al pubblico.

Il piano interrato della Shoreditch Town Hall - un labirinto vittoriano di corridoi e salette - accoglie e presenta le duecento opere, tutte delle stesse dimensioni, ma tutte diverse nella tecnica, nel soggetto e nell'impressione, e la galleria di ritratti ti si imprime nella testa e nel cuore come fosse un muro di resistenza.
Le artiste hanno assorbito i dettagli scioccanti dei racconti, hanno considerato l'effetto che i ritratti potranno avere sui familiari delle vittime, e attraverso le loro opere hanno in qualche modo reso giustizia alle duecento donne rapite, violentate e uccise.

Tisna, che ha partecipato al progetto, mi racconta che la mostra viaggerà per il mondo fino ad arrivare in Messico e che gli ideatori sperano di trovare un museo disposto ad accogliere ed esibire tutti i 200 ritratti. I soldi della vendita verranno donati ad Amnesty per finanziare progetti di sensibilizzazione sul tema in Messico.

giovedì 11 novembre 2010

Del perchè invece io non cucino mai...

Di questi tempi, due sembrano essere gli argomenti su cui si regge la programmazione di tutta la tivvù britannica: cibo e case.
Dalle 18 alle 22 è un susseguirsi di gare tra chef, ristrutturazioni, come cucinare in campagna, grandi progetti architettonici (la mia preferita), coltiva l'orto, DIY (do it yourself, ovvero come aggiustare le cose rotte in casa - questo stranamente il fra non lo guarda mai...), prepara una cena in 30 o 5 minuti, arreda con gusto... 

Due giorni fa alle 20.30 ho beccato un super chef (francese, con 2 stelle michelin!) che sfornava piatti incredibili a tempo di record.
Certo non mi attirano i piccioni al brandy o il cm cubo di fegato su patata bollita nel burro ricoperto di panna, ma la torta al cioccolato che il super chef prepara agilmente con pochissimi ingredienti...quella sì.
Decido che segnerà il mio rientro ai fornelli, farò la spesa e farò tutto per bene.

Ovviamente il super chef non fornisce dettagli sui grammi (che comunque qui sarebbero once e quindi non ci capirei niente comunque) o numero di uova impiegate. Ma io quante volte ho visto mia nonna preparare una torta e qualcosa avrò ben imparato? - vado comunque da Sainsbury's e improvviso. 

Invece della pasta frolla trovo solo la pasta per i biscotti, ma in fondo non ci sarà molta differenza no? e poi se la torta mi viene bene questa volta, la prossima  volta farò io la pasta frolla!
Uova...boh, facciamo sei. Cioccolata? meglio due tavolette. Burro, ecco questo è un problema. Venderanno il 'panino' da Sainsbury's? Io ho sempre solo visto margarine, burri salati, burri spalmabili, oli a forma di burro... Finalmente lo trovo e la spesa è fatta.

Torno a casa e mi precipito in cucina, Giacopou dice di volermi aiutare...
Quale è la prima cosa da fare? ah già, la base. Col mattarello (che il fra si è portato dall'Italia!) trasformo il cubo di pasta da biscotti in un sottilissimo strato che trasferisco nella teglia.
Ah no, prima devo imburrarla. Poi il dubbio mi assale, come faccio a tenere la pasta bassa ed evitare che si gonfi nel forno? Ecco perché il super chef metteva i fagioli, in effetti l'ho visto fare anche in Italia qualche volta. Ma i fagioli ovviamente non ci sono in casa.
Penso che posso usare le lenticchie, sempre di legumi si tratta no? Apro e rovescio un intero pacchetto di lenticchie biologiche dentro la torta e la infilo in forno. E questa è fatta.
Ora devo sciogliere la cioccolata nel burro, questo è semplice. E poi devo montare le uova con lo zucchero. Ecco sul numero di uova dovevo proprio prestare maggiore attenzione durante la trasmissione. Ha detto six? Quattro intere e due rossi? O quattro bianchi e due intere?
Uffa, in fondo le uova non fanno troppo male, una o due in più non fanno che arricchire la torta che sarà anche più buona. E l'impasto è pronto. Basta aggiungere la cioccolata fusa alla montagna di uova sbattute.

Però la base non mi sembra ancora cotta. Accidenti, non vorrei che nell'attesa la mia bella spuma di uova si smontasse...che faccio? meglio sbatterle ancora un po', non si sa mai...e poi non ho altro da fare.
Noto che la frolla comincia a scurirsi, buon segno. Estraggo la teglia e cerco di togliere le lenticchie, ma con mio gran orrore (e con orrore ancora maggiore di mia mamma e del fra appena giunto) le lenticchie sul fondo si sono amalgamate con la frolla e hanno cominciato il processo di cottura!
Ecco perché il super chef aveva avvolto i fagioli  nella carta da forno... Pazienza, ma ormai tutto è pronto e non rinuncio a vedere la mia torta fatta e finita.
Con un cucchiaino riesco a togliere (quasi) tutte le lenticchie e così la mia teglia è pronta per ricevere la spuma di uova e cioccolato, che strano, non ci sta tutta. Più di metà rimane nella ciotola, ma poco male, magari ci posso fare un budino? 

Non mi resta che infilare nuovamente la teglia nel forno da cui supplico il fra estragga  l'altra teglia dove lui ha messo ad essiccare rosmarino sale grosso e curcuma. Va bene tutto, ma la torta al cioccolato (e lenticchie) al sapore di rosmarino e curcuma forse è un po' troppo. 

Il super chef non dava il numero di minuti per la cottura perché, diceva, basta vedere quando la superficie comincia a crepare... ecco a quel punto la torta is just ready!
Quindi è facile, basta dare un'occhiata al forno ogni tanto e nel frattempo posso farmi il mio aperitivo. Strano però che dopo 50 minuti la superficie sia ancora intatta, forse meglio controllare. Appena in tempo! Si vede che la mia è fatta troppo bene per crepare.

Dopo gli gnocchi di zucca strepitosi fatti dalla Pol servo il mio capolavoro. Buonissima, peccato solo per qualche sporadica lenticchia cruda da schiacciare coi denti....

E voilà, la tarte est là.